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27 Luglio 2026

Tennis: il controverso meccanismo dei lucky losers e i casi di Tomic e Svajda

I tornei ATP di Washington e Los Cabos 2026 hanno riportato alla luce un problema regolamentare che minaccia l'integrità delle qualificazioni

Tennis: il controverso meccanismo dei lucky losers e i casi di Tomic e Svajda

Il mondo del tennis professionistico si trova ad affrontare una questione spinosa che riguarda il meccanismo dei lucky losers. I recenti episodi avvenuti durante i tornei ATP di Washington e Los Cabos nel 2026 hanno messo in luce un paradosso che potrebbe compromettere l’equità delle qualificazioni.

Quando i ritiri nel tabellone principale vengono comunicati prima della conclusione delle qualificazioni, alcuni giocatori possono sapere con certezza di avere elevate probabilità di essere ripescati anche in caso di sconfitta nell’ultimo turno. Questa situazione crea un incentivo potenzialmente dannoso per la regolarità della competizione.

I casi controversi di Svajda e Tomic

A WashingtonZachary Svajda si è ritirato durante l’incontro decisivo delle qualificazioni ed è successivamente entrato nel tabellone principale come lucky loser. Una situazione simile si è verificata a Los Cabos dove Bernard Tomic ha concesso un walkover prima dell’ultimo turno della fase preliminare, ottenendo poi ugualmente un posto nel main draw.

Questi episodi, pur non costituendo necessariamente una violazione delle norme, evidenziano un meccanismo capace di produrre conseguenze discutibili. Quando le rinunce nel tabellone principale vengono ufficializzate mentre le qualificazioni sono ancora in corso, un giocatore può conoscere in anticipo le proprie elevate possibilità di ripescaggio.

Le conseguenze per le qualificazioni e il pubblico

Il sistema attuale rischia di compromettere la credibilità delle qualificazioni. Gli incontri della fase preliminare dovrebbero assegnare l’accesso al tabellone principale attraverso i risultati ottenuti sul campo, non diventare appuntamenti evitabili per chi ritiene di avere già ottime probabilità di essere ripescato.

Esistono inoltre conseguenze per gli altri partecipanti. Un ritiro o un walkover concede all’avversario una qualificazione senza dover completare l’incontro e può influire sull’equilibrio complessivo della fase preliminare. La scelta non riguarda quindi soltanto il giocatore che si ferma, ma coinvolge indirettamente tutti coloro che competono per un posto nel main draw.

Anche dal punto di vista degli spettatori la situazione è difficile da comprendere. Un tennista può dichiararsi impossibilitato a completare o disputare una partita e, poco tempo dopo, risultare pronto per affrontare un incontro nel tabellone principale. Recuperi rapidi e problemi fisici di lieve entità sono certamente possibili, ma la successione degli eventi alimenta inevitabilmente perplessità.

Il regolamento ATP prevede già un meccanismo pensato per limitare le certezze. Quando una rinuncia nel tabellone principale avviene prima della conclusione delle qualificazioni, il posto disponibile viene sorteggiato tra i due giocatori con la migliore classifica sconfitti nell’ultimo turno. In presenza di due posti liberi, il sorteggio coinvolge i tre meglio classificati.

Tuttavia, questa procedura non elimina del tutto il problema. Quando le rinunce sono numerose o il gruppo degli aventi diritto è ristretto, le probabilità di essere ripescati possono comunque diventare molto elevate.

Una possibile modifica potrebbe prevedere che chi si ritira o concede un walkover nell’ultimo turno delle qualificazioni perda automaticamente il diritto a essere ripescato. Dovrebbe però essere introdotta un’eccezione per gli infortuni reali, accompagnata da una valutazione medica indipendente che accerti sia il problema accusato sia la successiva idoneità a disputare il main draw.

Un’altra soluzione potrebbe consistere nell’ampliare il numero dei giocatori coinvolti nel sorteggio o nel posticipare la procedura fino alla conclusione di tutti gli incontri di qualificazione. Qualunque intervento dovrà tutelare chi subisce un infortunio autentico, senza consentire che il regolamento premi indirettamente chi evita di competere per risparmiare energie.

Washington e Los Cabos non hanno creato il problema, ma hanno offerto altri due esempi delle conseguenze prodotte dall’attuale sistema. Finché un ritiro nell’ultimo turno delle qualificazioni potrà essere seguito dall’ingresso nel tabellone principale, episodi simili continueranno inevitabilmente a generare dubbi e discussioni.

La responsabilità non può essere scaricata esclusivamente sui giocatori, che agiscono all’interno delle regole e cercano comprensibilmente di tutelare la propria condizione fisica. Spetta all’ATP eliminare ogni possibile incentivo distorsivo e restituire pieno valore sportivo alle qualificazioni. Un posto nel tabellone principale non dovrebbe mai diventare più facile da ottenere evitando di giocare.

Autore

Francesca Lombardi

Francesca Lombardi, fiorentina, prese appunti tecnici dal primo box di un circuito toscano e da allora firma approfondimenti sui motori. In redazione sostiene un approccio metodico alle prove su pista, cura il format 'tecnica e cronaca' e conserva i fogli di appunti del debutto tecnico in autodromo.