Il mondo del tennis è in fermento per una decisione che potrebbe cambiare radicalmente il futuro del doppio. Simone Bolelli e Andrea Vavassori, due dei più grandi specialisti italiani, hanno sollevato una protesta contro la proposta dell’ATP di ridurre i tabelloni di doppio nei tornei più prestigiosi. La loro battaglia non è solo per difendere il loro futuro sportivo, ma per preservare una disciplina che merita maggiore rispetto e valorizzazione.
La vittoria a Wimbledon e la protesta contro la riforma
La coppia italiana ha recentemente trionfato al primo turno del torneo di doppio a Wimbledon, dimostrando ancora una volta la loro maestria in campo. Tuttavia, la loro attenzione si è subito spostata su una questione più ampia: la proposta dell’ATP di ridurre i tabelloni di doppio nei Masters 1000 e negli ATP 500. Questa decisione, se approvata, ridurrebbe significativamente le opportunità per i doppisti professionisti.
“Abbiamo gestito bene la partita”, ha commentato Bolelli dopo la vittoria. “A parte il mio primo turno di servizio, dove siamo partiti 0-40, non abbiamo avuto grossi problemi. Abbiamo giocato un match abbastanza aggressivo, chiudendo bene gli spazi e cercando di non farli scambiare troppo.”
La riunione a Wimbledon e l’unità dei doppisti
Andrea Vavassori, membro del Player Council ATP ha organizzato una riunione a Wimbledon con circa cinquanta specialisti del doppio per discutere della proposta. “È stato bello vedere questa unità di intenti”, ha dichiarato Vavassori. “Tutti dicevano la stessa cosa: non possiamo accettare una decisione del genere. Quando svaluti una disciplina, svaluti anche il valore di chi la pratica.”
Tra i presenti c’erano anche nomi illustri come Pierre-Hugues Herbert e Robin Haase, che hanno sottolineato l’importanza di difendere il doppio. “Noi siamo tennisti professionisti, non doppisti e basta”, ha affermato Vavassori. “Ci vuole semplicemente più rispetto per questa disciplina.”
Le preoccupazioni per il futuro del doppio
La proposta di ridurre i tabelloni di doppio nei Masters 1000 da 32 a 16 coppie e negli ATP 500 da 16 a 8 ha suscitato forte preoccupazione tra i professionisti. “Oggi si parla di ridurre i tabelloni, domani magari qualcuno dirà che invece di sedici coppie ne bastano dodici”, ha commentato Vavassori. “È un precedente pericoloso.”
Secondo Vavassori, il problema principale è la mancanza di promozione e valorizzazione del doppio. “Se non valorizzi un prodotto attraverso il marketing, i broadcast e la comunicazione, poi è difficile venderlo”, ha spiegato. “Se il messaggio che passa è che nel doppio finiscono i singolaristi che non ce l’hanno fatta, è normale che il pubblico non abbia interesse.”
La proposta di un dipartimento dedicato
Vavassori ha suggerito la creazione di un dipartimento dedicato esclusivamente al doppio, con persone che credano davvero in questa disciplina. “Bisognerebbe creare contenuti, raccontare i giocatori, spiegare gli schemi tattici, le storie delle coppie”, ha affermato. “Molta gente non conosce nemmeno quello che facciamo in campo. Se invece glielo spieghi, quando viene a vedere una partita riesce anche ad apprezzarla.”
I doppisti sono anche disposti a investire personalmente per promuovere la disciplina, ma i diritti dei video appartengono all’ATP, limitando le loro possibilità. “Se non possiamo farlo noi e non volete farlo voi, diventa difficile trovare una soluzione”, ha sottolineato Vavassori.
Il dialogo con l’ATP e il futuro del doppio
Nonostante le tensioni, Vavassori ha ribadito la disponibilità al dialogo con l’ATP. “Noi siamo apertissimi al dialogo. L’obiettivo non è fare una guerra, ma trovare una soluzione insieme”, ha dichiarato. “Quello che ci dispiace è vedere poco rispetto nei confronti del doppio.”
Bolelli ha invitato a smettere di contrapporre continuamente singolare e doppio. “Secondo me è sbagliato fare sempre questo paragone. È sempre tennis. Uno può scegliere di giocare il singolare, il doppio oppure entrambi. Alla fine siamo tutti sulla stessa barca.”
Entrambi i giocatori si sono detti disponibili a valutare eventuali modifiche regolamentari, purché non vengano snaturate le caratteristiche del gioco. “Siamo aperti alle novità”, ha spiegato Vavassori, “ma bisogna stare attenti a non stravolgere la disciplina. Il tennis è bello anche perché non sai mai quando finisce una partita.”
Il messaggio conclusivo è chiaro: “Noi non siamo contro l’ATP e non siamo contro i giocatori di singolare. Anzi, se il tennis cresce siamo tutti più contenti. Quello che vogliamo far passare è un altro concetto: siamo tennisti prima ancora che doppisti e chiediamo semplicemente che la nostra disciplina venga rispettata e valorizzata.”



