Il rugby è uno sport di emozioni forti, dove un attimo può cambiare il destino di una partita. Matias Moroni, conosciuto come Tute, ne sa qualcosa. A 35 anni e con 97 presenze in nazionale, ha vissuto momenti indimenticabili sul campo. Ma il 9 agosto 2026, allo stadio Jose Amalfitani di Buenos Aires, ha dovuto fare i conti con un rimpianto che non passa facilmente.
L’errore che ha cambiato tutto
Moroni, centro dei Bristol Bears ha commesso un in-avanti con il pallone decisivo, l’ultimo del match, quello che poteva dare ai Pumas la meta del pareggio contro gli Springboks. Un ovale non semplice, passato sghembo, ma non impossibile da controllare. Moroni ha perso il pallone perché ha avuto fretta di tornare verso l’interno del campo, non farsi gettare fuori alle tredicesima fase offensiva dell’ultimo assalto all’arma bianca, all’ottantaduesimo minuto di gioco.
Già esserci, per l’Argentina, era una sorpresa. Alla vigilia ci si attendevano dei Pumas destinati a soccombere contro lo strapotere del Sudafrica, viste le numerosissime assenze. Ma la partita è andata diversamente. I campioni del mondo in carica hanno offerto una delle peggiori prestazioni da almeno un anno a questa parte, con una formazione che ha dimostrato grossi limiti nella creazione del gioco.
La resilienza degli Springboks
Gli Springboks dimostrano di essere la squadra più forte al mondo proprio perché, in una serata dove funziona poco e nulla, riescono comunque ad arrivare in fondo alla gara e portare a casa il successo. Bastano infatti due cose che arrivano al momento giusto: a fine primo tempo Andre Esterhuizen trasforma un pessimo passaggio di Sacha Feinberg-Mngomezulu in un assist prezioso, attirando due giocatori su di sé e offrendo a Canan Moodie un offload che si trasforma in un tre contro due giocato perfettamente con Aphelele Fassi e Edwill van der Merwe, con quest’ultimo a schicciare. Poi all’ora di gioco un calcetto intelligente di Handre Pollard costringe l’Argentina a concedere una mischia a cinque metri in cui il pack bokke si trasforma in un’orda unna e porta a casa 7 punti.
Fondamentale per il successo l’apporto degli avanti in panchina e la prestazione di un maiuscolo Cameron Hanekom, mentre l’Argentina è andata calando, anche per i suoi limiti di rosa in questo momento della stagione.
Il problema di Siya Kolisi
Annotazione conclusiva per Siya Kolisi: il capitano degli Springboks, appena rientrato da un infortunio, si è fermato al 24′ per un problema fisico, apparentemente muscolare. A rischio la presenza contro gli All Blacks.
Il tabellino di Argentina-Sudafrica
Marcatori: 2′ cp. Carreras (3-0), 5′ cp. Feinberg-Mngomezuli (3-3), 8′ m. Grondona tr. Carreras (10-3), 39′ m. van der Merwe tr. Feinberg-Mngomezulu (10-10), 61′ m. Hanekom tr. Pollard (10-17).
Argentina: 15 Gerónimo Prisciantelli, 14 Rodrigo Isgró, 13 Lucio Cinti, 12 Faustino Sánchez Valarolo, 11 Ignacio Mendy, 10 Santiago Carreras, 9 Simón Benítez Cruz, 8 Joaquín Moro, 7 Benjamín Grondona, 6 Pablo Matera (c), 5 Tomás Lavanini, 4 Guido Petti, 3 Francisco Moreno, 2 Ignacio Ruiz, 1 Boris Wenger. A disposizione: 16 Leonel Oviedo, 17 Mayco Vivas, 18 Tomás Rapetti, 19 Efraín Elías, 20 Juan Penoucos, 21 Juan Martín Scelzo, 22 Agustín Moyano, 23 Matías Moroni.
Sudafrica: 15 Aphelele Fassi, 14 Edwill van der Merwe, 13 Canan Moodie, 12 Andre Esterhuizen, 11 Ethan Hooker, 10 Sacha Feinberg-Mngomezulu, 9 Cobus Reinach, 8 Cameron Hanekom, 7 Elrigh Louw, 6 Siya Kolisi (c), 5 Lood de Jager, 4 Eben Etzebeth, 3 Thomas du Toit, 2 Johan Grobbelaar, 1 Boan Venter. A disposizione: 16 Jan-Hendrik Wessels, 17 Gerhard Steenekamp, 18 Zachary Porthen, 19 Ben-Jason Dixon, 20 Cobus Wiese, 21 Marco van Staden, 22 Morne van den Berg, 23 Handre Pollard.



