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23 Settembre 2026

L’ossessione di Djokovic per il recupero: chiave della sua longevità

Il fisioterapista di Djokovic rivela l'ossessione per i dettagli, i test continui e l'ispirazione da altri sport che alimentano la sua longevità.

L'ossessione di Djokovic per il recupero: chiave della sua longevità

Nel panorama del tennis moderno, Novak Djokovic emerge come un caso unico: a 39 anni riesce ancora a sfidare i migliori del mondo, conquistando titoli importanti come l’Australian Open e le semifinali di Wimbledon nella stessa stagione. Il segreto, secondo il suo fisioterapista Carlos Costa, risiede in una cura quasi ossessiva della preparazione fisica e del recupero.

Una routine spinta dal dettaglio: il punto di vista di Carlos Costa

Durante un’intervista sul podcast del portale sportivo ABola, Carlos Costa – che in passato ha collaborato con Ana Ivanovic, Tommy Haas, Kevin Anderson, Dominic Thiem e Andrey Rublev – ha definito Djokovic “un fenomeno che non ha nulla di comparabile”. “Non ho mai visto nulla di simile a Novak Djokovic. La sua visione, quello che mette in campo ogni singolo giorno e la sua intensità” ha dichiarato, aggiungendo che la continuità di questi comportamenti è ciò che lo distingue.

Il fisioterapista ha sottolineato come il campione presti attenzione a ogni singolo dettaglio persino al tempo impiegato per consegnargli un asciugamano. “Se qualcosa non è pianificato, nasce subito un attrito”, ha spiegato Costa, evidenziando che Djokovic sottopone regolarmente il suo staff a test per verificare se le strategie di recupero siano davvero ottimali. Un esempio emblematico è la richiesta di capire perché Jannik Sinner includa esercizi per gli occhi nella sua routine, mentre il team di Djokovic non lo faceva.

Il ruolo del biomeccanico e la ricerca di margini invisibili

Quando Costa è entrato a far parte del team, a dicembre, ha trovato Djokovic già impegnato con un biomeccanico per perfezionare il servizio e il dritto. “Hanno trascorso una settimana concentrandosi su aspetti specifici per renderlo ancora migliore”, ricorda il fisioterapista. Questo approccio dimostra l’abilità del serbo di integrare nuove discipline, anche al di fuori del tennis, per cercare qualche margine in più. Costa aggiunge che il giocatore partecipa a corsi di aggiornamento con fisioterapisti di altri sport, e quando osserva un video o nota una pratica diversa negli spogliatoi, chiede subito al suo staff perché non la replicano.

Obiettivi di lungo periodo: dalla medaglia d’oro a Parigi alla gestione del recupero

Il piano di Djokovic per le Olimpiadi di Parigi è stato una delle più dettagliate testimonianze della sua metodicità. Costa ha spiegato che, quando il serbo ha deciso di puntare alla medaglia d’oro, “tutto è stato pianificato nei minimi dettagli”: dal risveglio alla fase di sonno, ogni ora era dedicata al recupero, alla mobilità e alla flessibilità. “I suoi allenamenti sono come delle partite”, afferma Costa, descrivendo l’intensità e l’attenzione al dettaglio come identiche a quelle di un match di alto livello.

Questa mentalità si riflette anche nella gestione delle sconfitte. Dopo l’eliminazione al primo turno degli US Open, Djokovic ha considerato quella sconfitta una “grande frustrazione personale”. Tuttavia, come spiega Costa, il campione utilizza il periodo di riflessione per “reset” e ritorna in campo con una motivazione ancora più forte, dimostrando che le difficoltà vengono trasformate in spinta per il miglioramento continuo.

Interazioni con le nuove generazioni

Al di là del suo staff, Djokovic è noto per offrire consigli ai giovani colleghi. Costa ha narrato episodi in cui il campione ha interrotto i propri allenamenti per aiutare giocatori come Auger-Aliassime o Fonseca. Inoltre, il serbo ha sostenuto il connazionale Medjedovic dimostrando una propensione a condividere le proprie conoscenze anche con i concorrenti sul circuito.

Nel caso di Jannik Sinner la curiosità di Djokovic si traduce in un’analisi delle pratiche visive adottate dal giovane italiano. Questa attenzione spinge il suo team a valutare costantemente se le proprie metodologie siano le più efficaci, mantenendo alto il livello di innovazione nel recupero e nella preparazione fisica.

La combinazione di una mentalità serba particolarmente intensa, la collaborazione con professionisti di alto livello come Carlos Costa e la costante ricerca di nuovi approcci, sia dentro che fuori dal tennis, costituiscono la formula che permette al campione di rimanere al vertice anche a quasi quaranta anni.

Autore

Ilaria Mauri

Ilaria Mauri, bolognese, decise di seguire il giornalismo sportivo dopo una notte al Dall'Ara durante una partita decisiva: oggi coordina le pagine di competizioni e commenti. In redazione predilige reportage sul campo e conserva il biglietto di quella partita come prova della svolta.