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30 Ottobre 2026

Gaming competitivo: Save the Children vuole protezione per i bambini

Save the Children lancia un avviso: i minori degli esports hanno bisogno di regole che proteggano salute e diritti.

Gaming competitivo: Save the Children vuole protezione per i bambini

Un nuovo studio intitolato “Protecting Child Rights in Esports”, pubblicato da Save the Children, mette in luce le carenze esistenti nella tutela dei minori che partecipano al gaming competitivo. Con una stima di circa 300 milioni di giovani giocatori a livello globale, la ricerca denuncia una serie di problemi che vanno dall’alto rischio di disturbi del sonno a forme di sessismo e molestie online. L’autore del rapporto, psicologo esperto di gaming, ricorda che l’infanzia non può essere sacrificata sull’altare della performance e che i diritti sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia devono diventare il punto di riferimento dell’intero settore.

Le minacce alla salute dei giovani giocatori

Le ore trascorse davanti al monitor, spesso senza pause adeguate, generano una serie di conseguenze fisiche: dolori al collo, alle spalle e ai polsi, dovuti a posture scorrette e a sessioni prolungate. Il rapporto evidenzia inoltre come l’interferenza degli allenamenti con il sonno possa compromettere le funzioni cognitive, l’umore e la capacità di apprendimento. Problemi muscoloscheletrici e disturbi del ritmo sonno-veglia sono presenti in una percentuale significativa di adolescenti che trattano il gaming come un vero e proprio allenamento sportivo, riducendo il tempo dedicato a scuola, famiglia e attività fisiche.

Impatto psicologico e rischi emotivi

Le pressioni legate alle competizioni, combinati con una cultura online spesso tossica, aumentano il rischio di ansia, depressione e stress. Il documento cita dati preoccupanti riguardo al linguaggio offensivo: analizzando 302 segmenti di chat dei primi 20 streamer su Twitch, il 62 % dei messaggi conteneva termini sessisti, il 37 % era razzista, l’84 % discriminatorio e il 97 % violento. Queste statistiche mostrano come i giovani atleti vengano esposti a forme di cyberbullismo e a violazioni della privacy fin dalla prima esperienza di pubblico.

Mancanza di norme comuni e richieste di Save the Children

Il rapporto denuncia l’assenza di un organo centralizzato che definisca linee guida su ore di gioco, pause obbligatorie e programmi di allenamento. Un rappresentante di una federazione nazionale di esports, anonimizzato, ha ammesso che le attuali raccomandazioni sono frutto di studi sparsi e non di una politica unificata. Senza standard condivisi, la responsabilità di garantire un ambiente sicuro ricade su squadre, agenti e genitori, creando situazioni di squilibrio di potere e rischi di sfruttamento economico.

Formazione e supporto psicologico ancora rare

Alcune organizzazioni hanno iniziato a offrire corsi di primo soccorso mentale al proprio staff, ma la pratica non è ancora diffusa. Save the Children chiede che tutti gli operatori del settore adottino una formazione obbligatoria in salute mentale e che vengano messi a disposizione servizi di supporto per i giovani giocatori. Inoltre, il documento invita a includere i minori nei processi decisionali relativi a contratti, programmazioni di torneo e politiche di moderazione, affinché possano partecipare in sicurezza e sviluppare i propri talenti senza esposizioni eccessive.

La ricerca sottolinea che, sebbene esistano esempi di atleti professionisti che mantengono uno stile di vita equilibrato, la maggioranza dei giovani partecipanti agli esports non beneficia di regole chiare né di un ambiente protetto. Save the Children invita l’intero ecosistema – dalle federazioni alle piattaforme di streaming – a riconoscere prima di tutto i minori come bambini e a costruire un futuro in cui il gioco rimanga una fonte di crescita, non di vulnerabilità.

Autore

Ilaria Mauri

Ilaria Mauri, bolognese, decise di seguire il giornalismo sportivo dopo una notte al Dall'Ara durante una partita decisiva: oggi coordina le pagine di competizioni e commenti. In redazione predilige reportage sul campo e conserva il biglietto di quella partita come prova della svolta.