La finale del Super Rugby del trentennio si è chiusa in modo netto: sabato 20 giugno, a Wellington, gli Hurricanes hanno travolto i Chiefs con il punteggio di 60-5. Il risultato, il più ampio mai registrato in una finale del torneo, non solo ha certificato il ritorno al successo della franchigia di casa dopo un digiuno di dieci anni, ma ha anche offerto indicazioni precise sui giocatori che potrebbero entrare nel dibattito delle convocazioni degli All Blacks per il prossimo Nations Championship.
Record di mete e attaccanti in luce
La serata ha visto due esterni degli Hurricanes raggiungere un traguardo storico: Fehi Fineanganofo e Josh Moorby hanno chiuso la stagione con 17 mete ciascuno, stabilendo il nuovo record per marcature in una singola annata del Super Rugby. Fineanganofo, classe 2002 e fisicamente imponente (1,86 m e 105 kg secondo le statistiche), ha segnato 17 mete in 14 gare e ha mostrato costantemente il proprio impatto offensivo anche dopo aver saltato alcune partite per un acciacco nella parte finale della regular season. La sua esperienza nelle Olimpiadi con la nazionale di rugby a sette ha contribuito al suo sviluppo, ma pesa sul suo destino internazionale la firma su un contratto biennale con i Newcastle Red Bulls della Prem, stipulata prima della sua esplosiva stagione con Wellington.
Josh Moorby ha replicato le 17 marcature in 16 presenze, completando la sua annata con una doppietta proprio nella finale. A 27 anni, dopo una parentesi al Montpellier nella Top 14, Moorby è tornato agli Hurricanes e ha confermato di essere un’ala concreta, abile a cercare la palla dentro la zona rossa avversaria e capace di incidere anche in partite di grande pressione.
Implicazioni per le convocazioni
Nessuno dei due giocatori ha ancora debuttato con gli All Blacksma i loro numeri rendono inevitabile l’attenzione dello staff tecnico. Nel caso vengano prese in considerazione per la selezione, la decisione dovrà tenere conto anche degli sviluppi contrattuali e della volontà della Federazione riguardo ai giocatori che militano all’estero.
Numero 10: Ruben Love mette in mostra il proprio profilo
Un altro nome uscito valorizzato dalla finale è quello di Ruben Love. Schierato come mediano di apertura degli Hurricanes, Love ha messo a referto 25 punti nella partita decisiva e si è aggiudicato il titolo di migliore in campo grazie a giocate di grande qualità, inclusa una meta in acrobazia. La sua stagione è stata una delle più convincenti tra i mediani di apertura del torneo e la prestazione in finale lo pone come alternativa concreta per il ruolo di numero 10 degli All Blacks.
Il confronto con Damian McKenzie dei Chiefs, altra opzione di grande peso per la maglia numero 10, è evidente: McKenzie ha avuto una partita complicata nella finale, mentre in altre uscite stagionali aveva invece fatto la differenza. La valutazione finale terrà conto dell’esperienza internazionale e della continuità mostrata durante l’intera stagione, ma la prova di Love ha eliminato ogni dubbio sulla sua capacità di reggere responsabilità elevate in partite chiave.
Seconda linea e leadership: Warner Dearns e la minaccia tecnica
Tra i protagonisti emergenti c’è anche la presenza fisica e tecnica di Warner Dearns. A 24 anni, alto 203 cm e 125 kg, Dearns ha portato agli Hurricanes una combinazione di potenza e qualità tecnica che lo rende già oggi uno dei riferimenti nel ruolo di seconda linea. Ottimo nei salti in rimessa laterale e dotato di una tecnica individuale raffinata, Dearns è un giocatore che può pesare a livello internazionale e sarà una delle principali minacce da controllare quando la nazionale affronterà il Giappone a Tokyo.
Jordie Barrett: continuità al top
Non è mancato, infine, l’apporto del veterano Jordie Barrettla cui presenza ha confermato ancora una volta lo standard elevato mostrato nelle ultime stagioni. Barrett resta una figura completa in grado di incidere sia in fase offensiva che difensiva e il suo livello nelle partite di club si riflette spesso nella maglia nera della nazionale.
La finale di Wellington non è stata solo una vittoria per il trofeo: ha rappresentato una schermata da cui trarre indicazioni precise sui protagonisti del rugby neozelandese. Con il risultato di 60-5 gli Hurricanes hanno imposto il proprio piano di gioco, consolidando una linea arretrata efficace e portando alla luce profili capaci di entrare nel dibattito sulle future convocazioni per il Nations Championship.



