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7 Luglio 2026

Italia sconfitta in Giappone: 25 palloni persi e debutto decisivo di Ryunosuke Ito

Dopo la sconfitta di marzo contro la squadra salita al 12° posto, l'Italia è caduta anche a Tokyo: 25 palloni persi, pubblico di oltre 20mila persone e l'esordio decisivo di Ryunosuke Ito hanno fatto la differenza.

Italia sconfitta in Giappone: 25 palloni persi e debutto decisivo di Ryunosuke Ito

L’Italia è uscita sconfitta anche nella gara di luglio a Tokyo replicando una battuta d’arresto avvenuta già a marzo contro la stessa formazione salita al 12° posto nel ranking mondiale. La partita è stata giocata davanti a oltre 20mila spettatori, un contesto che ha alimentato la determinazione del Giappone e messo in luce fragilità tecniche e tattiche della nazionale azzurra.

Il risultato e l’andamento del match mettono in evidenza problemi concreti: una quantità insostenibile di errori gestuali, una inefficace strategia sui calci e la difficoltà nell’imporre il proprio gioco fisico. Di fronte, la squadra di casa ha interpretato l’incontro come una finale, sfruttando ogni indecisione italiana per guadagnare campo e possesso.

Pressione giapponese, calci intelligenti e il debutto di Ryunosuke Ito

Il Giappone ha costruito la sua vittoria anche grazie ai calci dalla base messi in campo da Naoto Saito e alla capacità di contendere le seconde palle dopo i duelli aerei. L’esordiente Ryunosuke Ito ha aggiunto profondità alla manovra, calciando con intelligenza dietro la linea delle ali azzurre e mantenendo costante la pressione. Questo approccio ha permesso ai nipponici di trasformare in occasioni concrete gli errori degli avversari.

Dal punto di vista numerico la statistica più significativa è stata la presenza di ben 25 palloni persi da parte dell’Italia: un numero che spiega da solo la difficoltà degli Azzurri a costruire fasi offensive coerenti e a mantenere il controllo del gioco. La capacità di recupero sulle rimesse laterali e sui calci lunghi è risultata penalizzata dall’imprecisione nei lanci e nei passaggi.

Il confronto sui calci e il ruolo di Stephen Varney

Il confronto aereo e tattico si è risolto a favore del Giappone anche perché l’Italia ha scelto spesso calci troppo lunghi. Stephen Varney reduce da una stagione positiva a Exeter ha invece sofferto un rendimento incerto sia al piede che nel gioco di mano, con diverse imprecisioni che hanno segnato il suo impatto sulla partita. Queste difficoltà hanno favorito la squadra di casa nella conquista delle seconde palle e nella gestione del possesso.

Fattore fisico e preparazione: confronto con le precedenti tournée

Il match ha mostrato un quadro già visto in altri momenti: quando l’Italia non è al top sotto il profilo atletico, mentale e tecnico, tende a crollare. Episodi passati come la sconfitta contro Samoa nel 2026 il confronto con il Galles e la partita contro il Cile 2026 contribuiscono a delineare un trend ricorrente. In questo caso specifico la squadra italiana è parsa con il serbatoio energetico in riserva, mentre il Giappone, galvanizzato anche dalla recente gara contro gli All Blacks XV (persa per 38-31), è sceso in campo con maggiore fiducia.

Sul piano della collisione fisica gli Azzurri non sono riusciti a rallentare il possesso avversario né a sfruttare le poche opportunità per forzare la linea: alcuni calci di punizione giocati con un tap a cinque metri, in un momento in cui il drive metteva in difficoltà la difesa giapponese, sono apparsi scelte tattiche discutibili e hanno lasciato dubbi sull’interpretazione di situazioni di vantaggio.

Le implicazioni per la tournée in Oceania

La sconfitta a Tokyo è dolorosa, ma non cancella il valore complessivo della nazionale italiana: già in passato risultati negativi non hanno determinato stravolgimenti permanenti, come accadde dopo la partita contro le Samoa del 2026. Tuttavia, per limitare le conseguenze serve ritrovare continuità nella tournée che proseguirà in Nuova Zelanda e Australia. La capacità di recupero e di gestione dei momenti chiave sarà decisiva per le prossime uscite.

Infine, la lettura dell’incontro conferma che esiste una forbice ampia tra una prestazione italiana al massimo delle potenzialità e una in cui la squadra inciampa: quando la concentrazione e la forma non sono al 100% anche avversarie teoricamente inferiori possono avere la meglio. Per l’Italia la strada rimane quella di correggere errori tecnici, migliorare la gestione dei calci e ridurre i turnover per poter competere stabilmente nel Nations Championship.

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Aggiornato 10:02 CEST
Autore

Andrea Conforti

Andrea Conforti, 46enne torinese dal look casual e naturale, è un analista tattico che trasforma dati e clip in racconti social. Ricorda quando annotò la rimonta al box stampa dello Stadio Olimpico Grande Torino: da quell'appunto nacque la sua linea editoriale, che propugna spiegazioni visive per il tifoso critico. Dettaglio unico: una stagione allenatore under15 al Chieri e ciclista urbano.