Milano — Al Milano Ice Park l’Italia ha riacceso il suo orgoglio nel pattinaggio di velocità: il trio formato da Davide Ghiotto, Andrea Giovannini e Michele Malfatti ha conquistato l’oro nell’inseguimento a squadre maschile ai Giochi di Milano‑Cortina, riportando il Paese sul gradino più alto del podio dopo vent’anni.
Una vittoria costruita con metodo La finale è stata il frutto di una gara corale, ordinata e tatticamente accorta. I tre azzurri hanno tenuto un ritmo regolare, eseguendo cambi netti e sincroni che hanno annullato gli attacchi delle avversarie principali. La prova ha fatto leva sulla disciplina nei passaggi di consegna e sulla capacità di dosare lo sforzo: elementi che hanno fatto la differenza negli ultimi giri.
Il bilancio azzurro a Milano‑Cortina Con questo successo l’Italia sale a 24 medaglie nella rassegna: nove ori, quattro argenti e undici bronzi. Un risultato che richiama idealmente l’oro casalingo di Torino 2006 e segna un punto di svolta per il movimento nazionale del pattinaggio di velocità.
Percorso verso l’oro: dai quarti alla finalissima Fin dalle batterie la squadra ha mostrato continuità: nei quarti gli azzurri hanno segnato il miglior tempo con 3’38″40, confermando la forma emersa in stagione e la solidità già espressa ai Mondiali di Calgary. In semifinale hanno poi superato i Paesi Bassi in 3’38″88 contro 3’40″67, risultato che li ha proiettati nella lotta per l’oro.
Strategia e dettagli tecnici Il progetto tattico, ideato dal direttore tecnico Maurizio Marchetto, puntava su resistenza e gestione pulita dei cambi: due fattori che sono stati messi in pratica con disciplina. Biomeccanicamente la squadra ha lavorato sulla sincronizzazione nelle fasi di spinta e sul mantenimento della formazione per ridurre la resistenza aerodinamica. Nella seconda metà di gara è stato adottato un passo leggermente più conservativo, scelta che ha permesso di conservare energie per la volata conclusiva.
La finale: la rimonta sugli Stati Uniti In finale l’Italia ha affrontato gli Stati Uniti (Ethan Cepuran, Casey Dawson ed Emery Lehman). Dopo una prima metà di gara condotta dagli americani, Ghiotto, Giovannini e Malfatti hanno costruito una rimonta costante culminata nel sorpasso decisivo a due giri dalla fine. Il tempo azzurro è stato di 3’39″20 contro il 3’43″71 degli Stati Uniti.
Il peso dell’esperienza: Davide Ghiotto Tra i tre, Davide Ghiotto ha giocato un ruolo chiave grazie all’esperienza maturata in campo internazionale e alla capacità di tenere la squadra sotto controllo nei momenti caldi. La sua presenza ha contribuito a rendere più fluide le transizioni e a mantenere lucidità nella fase finale.
Podio e piccoli margini A completare il podio è stata la Cina, che ha strappato il bronzo ai Paesi Bassi per appena nove centesimi: 3’41″38 contro 3’41″47. Un promemoria di quanto l’inseguimento a squadre sia una disciplina di dettagli, dove coordinazione e precisione valgono tanto quanto la velocità pura.
Cosa cambia e cosa resta da migliorare Questo oro non è solo un successo immediato: rafforza la fiducia del gruppo e la valutazione positiva del lavoro tecnico svolto. Nei prossimi giorni lo staff analizzerà i dati raccolti in gara per eventuali aggiustamenti tattici in vista dei prossimi impegni internazionali. Priorità rimangono il perfezionamento dei cambi, il potenziamento della resistenza ad alta velocità e la capacità di leggere le fasi di gara in tempo reale.
Un ritorno alle radici Il trionfo del 17/02/chiude idealmente un cerchio aperto a Torino 2006, quando Enrico Fabris, Ippolito Sanfratello, Matteo Anesi e Stefano Donagrandi salirono sul gradino più alto davanti al pubblico di casa. Oggi la squadra azzurra raccoglie quell’eredità e guarda avanti, pronta a consolidare i punti di forza emersi a Milano‑Cortina e a puntare a nuovi obiettivi internazionali.