Il ct Steve Clarke ha ufficializzato la sua lista di 26 giocatori che voleranno in Nord America per il Campionato del Mondo 2026. La scelta mette insieme esperienza e qualche elemento giovane: spicca la convocazione del portiere del Hearts, Craig Gordon, ormai 43enne, affiancato da Angus Gunn e Liam Kelly. Questa rosa rappresenta la volontà di mantenere una base consolidata che ha portato la Scozia a tornare a un Mondiale dopo l’assenza dal 1998, con l’obiettivo di essere competitiva nel difficile Gruppo C.
Il calendario del gruppo e il contesto del torneo
La Scozia apre il suo cammino contro Haiti a Boston il 14 giugno alle 2:00 (ora UK), prosegue con la sfida a Marocco sempre a Boston il 19 giugno alle 23:00 (ora UK) e chiude la fase a gironi contro Brasile a Miami il 24 giugno alle 23:00 (ora UK). Il torneo si svolgerà su un ampio palcoscenico nordamericano, con partite distribuite tra Stati Uniti, Canada e Messico; per i tifosi europei questo si traduce spesso in orari molto tardi o nelle prime ore del mattino, un fattore da considerare per chi seguirà la squadra dal Regno Unito.
Le scelte tra i pali
In porta Clarke ha confermato un trio composto da Craig Gordon (Hearts), Angus Gunn (Nottingham Forest) e Liam Kelly (Rangers). La convocazione di Gordon a 43 anni sottolinea la fiducia del tecnico nella sua esperienza internazionale, nonostante le limitate apparizioni di club nella stagione. La gestione del ruolo di portiere è stata un tema ricorrente durante il ciclo successivo agli Europei, e la decisione finale riflette un mix tra anzianità internazionale e rendimento recente. Gunn, nonostante qualche problema fisico, resta una presenza importante nei piani del ct.
Contesto e implicazioni
La presenza di tre estremi difensori con profili diversi offre a Clarke diverse opzioni tattiche: dal comando dell’area con un veterano alla disponibilità di elementi con esperienza nei campionati inglesi. La scelta dei portieri non è solo tecnica ma anche gestionale, perché la rotazione tra i pali può diventare cruciale durante una rassegna che richiede prontezza mentale e fisica.
Difesa e centrocampo: predominio della continuità
Il reparto difensivo vede la conferma di quei giocatori che sono stati presenti in ogni fase della qualificazione: Andy Robertson, Jack Hendry, Scott McKenna, Kieran Tierney, Anthony Ralston, John Souttar, Aaron Hickey e Grant Hanley. Quest’ultimo è incluso nonostante un problema fisico rimediato nell’Ultima giornata di campionato con l’Hibernian. Completano il gruppo difensivo nomi come Nathan Patterson e Dom Hyam, segno che Clarke ha voluto preservare stabilità e rapporti consolidati tra i centrali e i terzini, elementi chiave nel progetto tattico scozzese.
Il centrocampo che ha fatto la differenza
Il nucleo a centrocampo è probabilmente il reparto più solido: i sette che hanno preso parte a tutte le gare di qualificazione sono stati confermati, tra cui Scott McTominay, il cui celebre gol in rovesciata contro la Danimarca è rimasto memorabile, insieme a Billy Gilmour, Ryan Christie, Ben Gannon-Doak, Lewis Ferguson, John McGinn e Kenny McLean. Questi giocatori offrono un mix di fisicità, qualità tecnica e capacità di inserimento, elementi che Clarke considera fondamentali per competere nel girone con avversari di alto profilo.
Avanti: dubbi sui gol e scelte offensive
Il reparto offensivo presenta alcune incognite legate alla prolificità: tra i convocati figurano Che Adams, Lyndon Dykes, George Hirst, il capitano del Hearts Lawrence Shankland e Ross Stewart del Southampton, che non indossa la maglia della nazionale dal 2026 ma è stato richiamato grazie al rendimento ritrovato. Clarke dovrà bilanciare le caratteristiche dei numeri nove a disposizione, valutando chi può garantire continuità realizzativa e chi invece offre movimento e supporto alla manovra.
Tra i giovani, la convocazione del 19enne Findlay Curtis (in prestito al Kilmarnock da Rangers) è una delle sorprese più interessanti: il suo esordio con la nazionale è arrivato a marzo contro il Giappone e il tecnico sembra averne apprezzato lo slancio offensivo durante la fase finale di campionato. Il concetto di ‘outsider’ citato dallo stesso Clarke trova quindi concretezza in questa chiamata, che potrebbe aprire a soluzioni diverse in attacco.
Bilancio e prospettive
La rosa scelta da Clarke è il risultato di una strategia che privilegia la continuità delle gerarchie create nelle qualificazioni, con tocchi di novità per dare freschezza e profondità. Con le partite in programma a Boston e Miami, la Scozia affronterà un esame molto impegnativo ma anche l’opportunità di dimostrare che il gruppo costruito negli ultimi anni può competere ad alti livelli in un palcoscenico mondiale.