I Mondiali 2026 stanno vivendo un momento storico per il calcio africano. Con nove squadre su dieci qualificate ai sedicesimi di finale, il continente sta dimostrando un livello tecnico e organizzativo mai visto prima. Tra queste, Marocco e Senegal si distinguono come le favorite per continuare a stupire.
Le sorprese e le conferme del calcio africano
La presenza africana ai Mondiali 2026 è stata caratterizzata da conferme e sorprese. Marocco e Senegal erano attese tra le favorite, ma anche squadre come Costa d’AvorioEgitto e Ghana hanno ben figurato. A sorpresa, anche SudafricaAlgeriaCongo e Capo Verde hanno ottenuto la qualificazione, dimostrando un livello di gioco impressionante.
Capo Verde, in particolare, ha fatto parlare di sé all’esordio assoluto in una Coppa del Mondo, fermando sul pari la Spagna campione d’Europa. Anche il Ghana ha tenuto testa all’Inghilterra, mentre la Repubblica Democratica del Congo ha bloccato sull’1-1 il Portogallo di Cristiano Ronaldo. Il Marocco dal canto suo, ha chiuso a pari punti con il Brasile nel Gruppo C, mettendo in crisi la squadra di Carlo Ancelotti nel primo tempo.
L’importanza dei giocatori africani nei campionati europei
Uno dei motivi principali del successo del calcio africano è la presenza massiccia di giocatori africani nei principali campionati europei. Questi atleti, spesso abituati a giocare ad altissimi livelli, portano con sé un’esperienza e una professionalità che elevano il livello delle nazionali africane. Ad esempio, il Marocco schiera 19 giocatori nati in Europa su 26 totali, mentre il Congo ne conta 20 su 26. In tutto, sui 260 giocatori presenti in questo Mondiale, 115 sono nati in Europa, il 44% del totale.
Questa tendenza è stata favorita anche dalla scelta di molti giocatori forti, nati e formatisi in Europa, di competere per il loro Paese d’origine. Questo ha permesso alle nazionali africane di avere a disposizione un pool di talenti di livello internazionale.
L’organizzazione e le strutture del calcio africano
Oltre alla presenza di giocatori di alto livello, il calcio africano ha fatto passi da gigante anche dal punto di vista organizzativo. Le strutture di allenamento sono migliorate in molti Paesi, e cominciano a fiorire le prime grandi accademie. In Marocco l’Academie Mohammed VI nata su impulso del re, ricalca quelle della Premier League. Anche la Right to Dream Academy nel Ghana e la General Foot in Senegal allevano e sfornano talenti, pronti per sbarcare in Europa.
Anche gli allenatori, sempre più spesso stranieri, sono saliti di livello. Il livello di professionalità è cresciuto in ogni tipo di figura necessaria, dalle strutture interne allo staff tecnico. Questo ha permesso alle nazionali africane di competere alla pari con le più blasonate europee e sudamericane.
Se prima vedere una squadra africana vincere un Mondiale poteva sembrare un sogno impossibile, adesso questa ipotesi non è più così remota. Tra le più attrezzate per continuare a stupire, il Marocco è chiamato all’impresa contro l’Olanda mentre il Senegal non parte già battuto contro un Belgio un po’ appannato. Proibitivo invece l’impegno della Costa d’Avorio contro la Norvegia di Haaland. Come sempre, però, non si escludono sorprese, anche clamorose.


