Il Real Oviedo si appresta a sfidare l’Atlético de Madrid dopo un intervallo di 25 anni. È la prima volta che la squadra gioca al Metropolitano, e per l’occasione è stato organizzato un tributo a Luis Aragonés, un allenatore che ha lasciato un segno indelebile sia sulla panchina dei rojiblancos sia in quella dei carbayones.
Sabato, quando il bus del Real Oviedo arriverà allo stadio, passerà per l’Avenida Luis Aragonés, la strada che conduce alla statua in suo onore nei pressi del Metropolitano. Questo tributo è un gesto affettuoso verso un madrileno che ha indossato la maglia del Real Oviedo per due stagioni: la prima come calciatore nella stagione 1960-61, prima di trasferirsi al Real Betis, e successivamente come allenatore tra il 1999 e il 2000, prima di passare al Mallorca.
Sebbene la sua permanenza sia stata breve, ha avuto un impatto profondo sulla realtà calcistica asturiana. L’occasione è stata sfruttata per rendere omaggio a un uomo che, nel 2008, ha rivoluzionato il calcio spagnolo, mostrando come la Spagna potesse conquistare trofei internazionali a livello di nazionale, dando inizio a uno dei periodi più gloriosi della storia della Roja.
Aragonés ha anche scritto pagine di storia nell’Atlético, dove è ancora ricordato come uno dei calciatori con il maggior numero di presenze e gol. Fino all’arrivo del Cholo, era l’allenatore con il record di partite e trofei vinti. Come si dice a Oviedo: “Il saggio è unico”.

