Il percorso di Elisabetta Cocciaretto a Wimbledon 2026 si è chiuso subito: la tennista marchigiana è stata battuta al primo turno da Xinyu Wang con il punteggio di 6-3 2-6 6-2. La partita ha avuto momenti di equilibrio, con Cocciaretto capace di reagire dopo un avvio difficile, ma il calo finale nel terzo set ha deciso l’esito dell’incontro.
La sconfitta lascia un senso di rimpianto perché l’erba è una superficie sulla quale la giocatrice ha spesso espresso buoni risultati. A incidere però è stato soprattutto il problema al ginocchio sinistro una limitazione che la accompagna da mesi e che ha condizionato la preparazione fisica in vista del torneo.
La partita, i numeri e la svolta
Il match si è sviluppato in tre set: dopo aver perso il primo parziale, Cocciaretto ha trovato ritmo e si è aggiudicata il secondo set prima di spegnersi nel terzo, dove Wang ha preso il controllo. Il risultato finale, 6-3 2-6 6-2 fotografa una gara a fasi alterne in cui la tenuta fisica e la lucidità nei momenti chiave sono risultate decisive.
Le parole di Cocciaretto sul campo
Dopo la partita la tennista ha sintetizzato i motivi della sconfitta: «Ho avuto un po’ di calo e ho giocato male». Ha spiegato che, pur avendo iniziato bene in alcuni frangenti, nella parte finale ha pagato soprattutto la scarsa continuità dovuta al minor numero di incontri nelle gambe negli ultimi tempi. Cocciaretto ha rimarcato che «lei è stata molto forte, è stata brava nei momenti importanti oggi» e che la maggiore esperienza di Wang sull’erba ha fatto la differenza.
Il problema fisico e la scelta di giocare
Al centro delle valutazioni post match è rimasto il tema fisico: Cocciaretto ha confermato che il ginocchio le ha impedito di prepararsi come avrebbe voluto, dicendo chiaramente che «non ho una base di allenamento al 100%, quindi non posso neanche pretendere troppo». La giocatrice ha raccontato di aver valutato la possibilità di fermarsi, ma ha scelto di scendere in campo convivendo con il dolore.
Decisione consapevole e gestione del dolore
La tennista ha sintetizzato così la scelta: «O ti fermi e non giochi, oppure giochi e con il dolore sai che puoi». Cocciaretto ha aggiunto che la sua è stata «una scelta consapevole», motivata dal fatto che, nel suo caso, la condizione non sarebbe peggiorata giocando. Ha anche spiegato che nel periodo recente è riuscita ad allenarsi correttamente solo per una settimana dopo due settimane di stop, e che ha fatto ricorso a terapie e farmaci quando necessario.
Rispetto al Roland Garros, il dolore è diminuito ma non è scomparso: «Questo infortunio mi limita un po’ troppo», ha ammesso, sottolineando come la carenza di lavori esplosivi (scatti e balzi) abbia tolto la base fisica necessaria per gestire al meglio i punti chiave, in particolare nel terzo set sul 2-2.
Storia personale e prospettive immediate
La sfida con Wang portava con sé un passato: le due si erano già affrontate a Wimbledon otto anni fa. Cocciaretto ha ricordato quel confronto e ha notato che «sicuramente è andata meglio rispetto a otto anni fa». Ha spiegato inoltre che tra loro c’è una conoscenza fuori dal campo, in parte dovuta al fatto che condividono la stessa età e lo stesso preparatore atletico, dettaglio che le ha fatto esclamare al sorteggio: «Porca miseria, ma proprio a Wimbledon, no?».
Nonostante l’eliminazione in singolare, Cocciaretto ha confermato che prenderà parte al tabellone di doppio. Per il futuro prossimo ha annunciato un intervento terapeutico mirato: ‘‘Sicuramente farò un certo tipo di terapia che mi permetta di guarire più velocemente’’. L’obiettivo dichiarato è recuperare pienamente in vista del prossimo impegno, in programma a Washington tra un mese.
Infine, parlando del rapporto tra sport e infortuni, Cocciaretto ha citato l’interesse per la miniserie su Nadal perché affronta temi simili: la gestione del dolore e le scelte che un atleta compie quando il corpo è al limite. La chiusura del suo intervento è stata un’ammissione di responsabilità e di rammarico per i momenti decisivi non sfruttati: «Non ho una base di allenamento al 100%… L’unica cosa, un po’ di rimpianto, è il fatto di non aver sfruttato certi momenti e di non essere stata lucida».



