Nel ritiro del Brasile in New Jersey il ct Carlo Ancelotti ha affrontato le polemiche nate dopo la partita contro il Giappone, rispondendo con chiarezza su scelte, responsabilità e rapporti interni alla squadra. Il tecnico ha ribadito più volte il valore del gruppo, la delicatezza del ruolo dell’allenatore e la propria disponibilità ad ascoltare, pur affermando che consigli autorevoli se ne possono ricevere pochi.
Difesa delle scelte tattiche e ruolo dell’allenatore
Ancelotti ha spiegato che in campo il merito appartiene ai giocatori mentre l’allenatore è spesso la figura più fragile: «Il merito è dei giocatori e la colpa dell’allenatore», ha sintetizzato, ricordando come ogni singola decisione venga pesata alla luce del rischio di essere giudicata. Secondo il ct, critiche sulla gestione della partita — come la controversa sostituzione di Casemiro o l’ingresso di Martinelli — rientrano nella normale dialettica sportiva, ma spingono l’allenatore a mantenere un equilibrio prudente e misurato.
Esperienza come argomento centrale
Per rispondere a dubbi sulla sua competenza calcistica, Ancelotti ha richiamato il proprio curriculum: ha preparato oltre 1.400 partite un bagaglio che — pur non sufficiente a garantire infallibilità — rappresenta per lui una solida base. Ha citato inoltre che solo Sir Alex Ferguson vanta un numero maggiore di incontri preparati, superando le 2.000 partite. Con questa premessa, il ct ha ammesso di ascoltare le opinioni esterne, ma di riconoscere in Ferguson l’unico interlocutore veramente idoneo a offrirgli consigli tecnici di peso.
Rapporti con i giocatori e risposte su episodi specifici
Nel colloquio emergono anche valutazioni sui singoli atleti e su episodi raccontati dai media o mostrati sui social. Su Neymar il tecnico ha detto che il giocatore può affrontare 90 minuti e che quando sarà necessario lo utilizzerà: lo descrive come una presenza importante nello spogliatoio, apprezzata dai compagni per la qualità e per l’atteggiamento umile. Ancelotti ha sottolineato che un calciatore desideroso di giocare è una cosa naturale e spesso positiva per la competitività del gruppo.
Resoconto su gesti e curiosità
Rispondendo a domande più leggere, Ancelotti ha negato aneddoti attribuitigli: ad esempio non ha saputo spiegare il numero di gomme che usa nelle partite e ha sorriso riferendosi a un video in cui in allenamento appare una distribuzione di gomme da parte di Endrick precisando che non si trattava di sue. Sul motivo per cui non abbia festeggiato il gol di Martinelli contro il Giappone, il ct ha offerto una risposta pratica ed autoironica: la prudenza per via dell’età (ha detto di avere 67 anni) e l’abitudine a non esultare fino al fischio finale per evitare sorprese in extremis.
Pressione, cultura brasiliana e stile personale
Ancelotti ha parlato anche della pressione che accompagna la guida del Brasile: essere alla testa della nazionale pentacampione del mondo porta aspettative immense, accentuate dal fatto che il titolo manca alla selezione da molti anni. Nonostante l’intensità del ruolo, il tecnico ha definito un onore allenare la squadra e ha dichiarato di accettare le critiche come parte del compito. Inoltre ha raccontato impressioni positive sui brasiliani: ha partecipato al Carnevale e ha elogiato l’allegria l’umiltà e l’organizzazione delle persone con cui lavora, rilevando l’assenza di atteggiamenti arroganti anche tra i campioni.
Infine ha affrontato il tema della religione e delle abitudini personali: pur dichiarandosi cattolico, ha spiegato di non pregare durante le partite perché ritiene che «Dio abbia altri problemi a cui pensare», un’affermazione che ha voluto interpretare in tono distaccato e pratico, coerente con il suo modo di intendere la gestione emotiva delle partite.
Nel complesso, il messaggio principale del ct è chiaro: esperienza, modestia e rispetto per il gruppo guidano le sue decisioni, e solo figure eccezionali come Sir Alex Ferguson rappresentano per lui un punto di riferimento ineguagliabile per consigli tecnici.



