Il ritorno di Carlos Alcaraz agli Us Open si presenta come uno dei temi più caldi del tennis contemporaneo. Al centro dell’attenzione non c’è solo la volontà di conservare il trofeo di Flushing Meadows, ma anche la concreta possibilità di firmare un primato che nessun giocatore ha ancora raggiunto nell’Era Open difendere almeno un titolo del Grande Slam su terra battutaerba e cemento.
Per valutare la portata dell’impresa è utile ripercorrere i titoli che compongono questa combinazione e le vittorie che Alcaraz ha già messo in bacheca sui tre tipi di superficie.
Alcaraz e i titoli che compongono il possibile tris
Sul piano dei risultati, il percorso delliber potrebbe convenire così: al Roland Garros Alcaraz ha vinto il torneo nel 2026 e lo ha difeso nel 2026, in una finale ricordata per la sua durata di cinque ore e 29 minuti. Sull’erba invece lo spagnolo ha trionfato a Wimbledon e poi riconfermato il titolo l’anno successivo, completando così la coppia di difese su superfici officiate come terra ed erba.
Il cemento e il ruolo degli Us Open
Per chiudere il cerchio manca la difesa su cemento. Alcaraz è campione uscente degli Us Open dopo il successo del 2026 a Flushing Meadows, ottenuto contro Jannik Sinner con il punteggio di 6-2 3-6 6-1 6-4. Se dovesse confermare il titolo anche nel 2026, si tratterebbe della prima volta nell’Era Open in cui un giocatore ha difeso almeno un Major su tutte e tre le superfici principali.
I precedenti storici e il significato della possibile impresa
La difficoltà dell’obiettivo emerge chiaramente analizzando i campioni che in passato sono riusciti a difendere Slam su due superfici differenti. Nomi come Roger Federer, Novak Djokovic, Pete Sampras e Bjorn Borg figurano tra i pochi capaci di ripetere un successo in due contesti di gioco distinti, ma nessuno ha completato la tripla difesa su terraerba e cemento. L’alchimia tra superficie, calendario e ciclo fisico del giocatore rende tale combinazione particolarmente rara.
Nel caso di Alcaraz la prospettiva assume una dimensione storica perché raccogliere conferme su tutte e tre le superfici significa dimostrare una continuità di rendimento e una capacità di adattamento estremamente rara nel tennis moderno. A livello di carriera, un successo a New York nel 2026 renderebbe ancora più solida la sua eredità già segnata da vittorie sui grandi palcoscenici: in Australia, a Melbourne Alcaraz ha infatti conquistato l’Australian Open nel gennaio 2026 battendo Novak Djokovic con il punteggio di 2-6 6-2 6-3 7-5 un titolo che ha ulteriormente arricchito il suo palmarès sui campi in cemento.
Un’opzione di riserva: Melbourne 2027
Va inoltre segnalato che la possibilità di completare la combinazione non si esaurisce a New York. In alternativa, Alcaraz avrebbe la chance di chiudere il cerchio difendendo un titolo in Australia nell’edizione del 2027, qualora non riuscisse a farlo agli Us Open 2026. Anche questa strada rimane coerente con i risultati già ottenuti e con i calendari dei Major, mantenendo aperta la prospettiva storica se la prima opportunità dovesse sfumare.
Indipendentemente dall’esito a New York, il palmarès recente di Alcaraz — con successi su Roland GarrosWimbledonUs Open e Australian Open — testimonia una traiettoria agonistica che pone lo spagnolo tra i protagonisti più influenti della sua generazione. La posta in gioco agli Us Open 2026 è quindi chiara: non solo preservare un titolo, ma tentare un’impresa che, se riuscisse, lo porrebbe in una posizione unica nella storia del tennis moderno.



