Recentemente ho ascoltato un dibattito radiofonico in cui esperti del settore analizzavano il mutamento nel comportamento dei calciatori di una certa squadra, conseguente al recente cambio di guida tecnica. Sottolineavano come la nuova gestione avesse portato a un incremento del senso di responsabilità da parte dei giocatori, un aspetto che si era manifestato nel corso di poche partite.
Non rivelerò il nome della squadra, ma è facile farne un’idea. Questo scambio di opinioni mi ha portato a riflettere sulla situazione attuale della Real Sociedad, che presenta affinità notevoli con quella discussa nel dibattito.
Da quando Matarazzo ha preso le redini della Real, sembra che qualcosa sia cambiato radicalmente, pur restando gli stessi protagonisti.
Oltre ai risultati ottenuti dal tecnico americano, ciò che colpisce è l’atteggiamento dei calciatori dopo l’uscita di Sergio Francisco. È evidente a tutti come i giocatori stiano mostrando una maggiore dedizione in fase difensiva e un impegno più elevato in campo, differente rispetto a quello mostrato fino a poco tempo fa sotto la guida del loro predecessore.
Questo è sicuramente un motivo di celebrazione, dato il miglioramento, ma ci porta inevitabilmente a chiederci: perché non abbiamo visto questa partecipazione e spirito di squadra in precedenza? Non ho la risposta certa, ma sono convinto che la chiave sia nelle mani dei calciatori, perché, in fondo, sono sempre loro a fare la differenza. È chiaro che la squadra non funzionava come doveva, ma nutro anche delle riserve sull’effettivo supporto che il tecnico riceveva da alcuni dei suoi giocatori. Sebbene Sergio Francisco faccia ormai parte del passato, alcuni “colpevoli”, come accade spesso, sembrano non aver subito conseguenze. Dovevo dirlo… con tutto il rispetto.
Una prova convincente
In un contesto colmo di incertezze come quello nel quale si trovava la Real Sociedad dopo la rimozione di Sergio Francisco, aggravato dalle pressanti scadenze del calendario a breve termine, il gruppo guidato da Matarazzo ha reagito in modo sorprendentemente positivo. Le sfide sembravano accanirsi contro l’allenatore americano: la condizione psicologica dei giocatori, l’atmosfera tesa attorno alla squadra, la mancanza di familiarità con i nuovi calciatori, nonostante un attento monitoraggio a distanza, le difficoltà linguistiche e, per di più, un calendario preparato da avversari temibili. Eppure, contro ogni avversità e aspettativa, la squadra ha rialzato la testa, è emersa con vigore e ha promesso… ha promesso grandi cose. Tra i vari risultati ottenuti in queste poche partite, quello di domenica scorsa contro il Celta è sicuramente quello che colpisce di più. I ragazzi di Vigo non hanno il prestigio di Barcellona o Atletico, ma propongono un calcio di alto livello, e vedere come la squadra, in inferiorità numerica per metà incontro, riesce a recuperare, affrontare l’avversario e superare il team di Giráldez rappresenta qualcosa di più di un semplice segnale di rinascita; si tratta di una prova concreta.
Un derby singolare
Siamo in procinto di assistere a un altro dei classici stagionali, e questa volta si gioca a San Mamés. Un derby che arriva in una situazione un po’ insolita, con un Athletic partito forte, ma che ha progressivamente perso slancio, ricordo però che partecipano alla Champions. Dall’altra parte, una Real che ha iniziato male ma sta vivendo un fantastico processo di recupero. Ma si sa, è un derby!
Odriozola si distingue per la sua presenza visiva. Dopo un periodo di sfide nella sua carriera, il talento di Donostia riaffiora con vigore proprio quando è più necessario. Le sue partecipazioni sono state occasionali, ma hanno sempre avuto un peso significativo. Dalla rete segnato a Montjuic al rigore subito contro il Celta che ha chiuso l’incontro, il suo ruolo è cambiato da marginale a indispensabile. Ottimo lavoro, Álvaro!