I test pre-stagionali di Formula 1 sul circuito di Sakhir si sono chiusi dopo sei giornate intense (3+3) durante le quali squadre e piloti hanno raccolto una mole significativa di dati. L’obiettivo è stato meno esplorativo rispetto alle prime uscite e sempre più orientato alla ricerca della performance pura, alla taratura dei pacchetti aerodinamici e all’uso efficiente delle power unit.
Queste giornate hanno mostrato come, oltre ai tempi sul giro, il vero banco di prova sia stata la capacità dei team di tradurre le novità in miglioramenti misurabili: sviluppo aerodinamico, simulazioni di gara e verifiche affidabilità hanno scandito la routine dei box.
Prestazioni cronometriche e ordine in pista
La prima giornata ha visto la Mercedes dettare il passo con George Russell, che ha firmato un giro molto competitivo a 1:33.459, seguito dalla McLaren di Oscar Piastri e dalla Ferrari guidata da Charles Leclerc.
Da segnalare l’assenza di Max Verstappen nelle fasi iniziali, elemento che ha inciso sulla lettura dei riferimenti. Nel corso della sessione successiva i riferimenti si sono ulteriormente abbassati: il giovane Kimi Antonelli si è messo in luce con un 1:32.803, migliorando il tempo impostato dal compagno di squadra e dimostrando quanto i giovani possano avere un ruolo nelle prove.
Simulazioni e spunti di confronto
Molte squadre, come Audi e Red Bull, hanno sfruttato le giornate per effettuare simulazioni sulla distanza, cercando di valutare il comportamento delle monoposto in condizioni di gara. Altre hanno scelto percorsi più frammentati, concentrandosi su run brevi per ottimizzare il set-up e testare pacchetti aerodinamici alternativi.
La giornata clou: la Ferrari e il giro più veloce
L’ultimo giorno ha consegnato il miglior crono assoluto dell’intera tornata di prove: Charles Leclerc ha segnato un 1:31.992 solidificando il ruolo della Ferrari come protagonista della seconda parte dei test. Il monegasco ha coperto 135 giri (circa 731 km) nella giornata finale, alternando verifiche di assetto al mattino e simulazioni di qualifica nel pomeriggio. Complessivamente la Rossa ha percorso intorno ai 6.200 km durante tutte le sei giornate, un dato che conferma l’intensità del programma svolto a Maranello.
Valutazioni dal box Ferrari
Charles Leclerc ha sottolineato la linearità del lavoro svolto e ha ricordato che è prematuro trarre conclusioni definitive: i team spesso mascherano il potenziale e i riferimenti cronometrici vanno analizzati col contesto dei carichi di carburante e dei programmi. Il team principal Fred Vasseur ha definito la sessione «molto costruttiva», ribadendo come la priorità fosse accumulare chilometri per creare una base solida di sviluppo e non fissarsi sui tempi assoluti.
Innovazione aerodinamica: l’ala posteriore che si ribalta
Il tema tecnico più discusso è stato senza dubbio l’ala posteriore della SF-26, che ha introdotto un meccanismo di apertura del flap particolarmente originale: anziché limitarsi a un’escursione orizzontale, il componente può ruotare fino a ribaltarsi di 180°, mutando il profilo aerodinamico. Questo sistema, soprannominato internamente “Macarena”, sposta il pivot al centro del flap e trasforma il bordo d’uscita in un nuovo bordo d’entrata quando attivato.
Perché conta questa soluzione
La rotazione completa del flap crea un profilo di guida dei flussi differente, riducendo turbolenze e potenzialmente migliorando la velocità massima in rettilineo. È una sfida ingegneristica notevole per quanto riguarda gli attuatori e la rigidità strutturale, ma offre un esempio di come il nuovo quadro regolamentare abbia aperto spazi progettuali che prima non esistevano.
Loïc Serra ha inquadrato l’intuizione nel contesto del rinnovamento tecnico: con l’abolizione dell’effetto suolo l’equilibrio tra telaio e power unit diventa centrale e la possibilità di esplorare più strade progettuali è fondamentale per non perdere opportunità importanti durante la stagione. Serra ha inoltre evidenziato come il vero valore consista nella capacità di sviluppare la monoposto gara dopo gara.
Affidabilità, criticità e prossimi passi
Nel complesso le nuove vetture hanno mostrato una buona affidabilità meccanica, permettendo agli ingegneri di raccogliere dati utili per i miglioramenti. La somma dei chilometri percorsi da tutte le scuderie ha superato i 41.366 km, segnale che le prove sono state proficue. Non sono mancati intoppi: l’Aston Martin ha dovuto interrompere anticipatamente una sessione mattutina, mentre la Haas ha condotto test aerodinamici specifici con gomme intermedie guidata da Esteban Ocon.
Con i motori spenti a Sakhir, il lavoro continuerà in fabbrica e nei reparti aerodinamici, dove i dati raccolti verranno analizzati per definire le direzioni di sviluppo. L’attenzione del paddock è già rivolta alle prossime tappe del calendario: la stagione si avvicina e le prime gare serviranno a confermare o smussare le impressioni emerse nei test.