La tappa di Singapore dell’LPGA riapre la stagione sull’impegnativo Tanjong Course di Sentosa: un circuito che mette sul piatto un field di qualità e un montepremi importante. Alcune assenze di peso hanno rimodellato le gerarchie d’ingresso, offrendo però spazio a sorprese e a chi vuole mettersi in mostra fin da subito.
Favoriti e nomi da tenere d’occhio
Sul tracciato par‑72, dove precisione e gestione del gioco contano più del potere di fuoco puro, spicca Jeeno Thitikul. Numero uno del mondo e fresca vincitrice in Thailandia, arriva con lo stato di forma dalla sua: il bagaglio tecnico e la solidità mentale la rendono la prima candidata a fare risultato.
Accanto a lei, Lydia Ko porta esperienza e una familiarità con percorsi di questo tipo che non va sottovalutata.
Minjee Lee è invece l’esempio di chi può sfruttare i green veloci con un approccio metodico: il suo gioco corto e la capacità di leggere il putting green la pongono tra le pretendenti più concrete.
E poi c’è la possibilità di riscossa da parte di altre interpreti, pronte a sfruttare ogni breccia nelle condizioni del campo.
Charley Hull: rischio calcolato
Charley Hull è tra i nomi capaci di ribaltare il pronostico. Con un gioco aggressivo e voglia di arrivare a un primo major entro il 2026, la britannica può essere pericolosa quando il putter la assiste. La sua attitudine a tentare soluzioni “scalate” sul par‑5 e sui tee-drive più ampi si sposa bene con alcuni layout del Tanjong, dove il rischio, se gestito, paga spesso dividendi.
Quote, tattiche e come si gioca il Tanjong
Il Tanjong premia scelte ponderate: buche driveable e par‑5 con opzioni aggressive invitano a tentare il colpo in più, ma chi esagera rischia di pagare dazio. Le quote riflettono questa doppia anima: Thitikul guida le preferenze, seguita da Hull e Ko, mentre una fascia più ampia di giocatrici resta in grado di entrare in top‑10 puntando sulla regolarità.
Sul piano tattico, le percentuali di fairway colpiti e i greens in regulation saranno valori chiave. Chi mantiene alto il rendimento su questi parametri si mette nelle migliori condizioni per capitalizzare nei giri decisivi. Al contrario, chi cerca il colpo spettacolare troppo spesso vedrà salire i bogey.
Impatto delle scelte individuali e adattabilità
La capacità di adattarsi alle condizioni di gara potrebbe fare la differenza. Nei round conclusivi, le giocatrici più flessibili—quelle che sanno alternare prudenza e attacco a seconda della situazione—hanno più probabilità di emergere. Convertire le occasioni sui par‑5 in birdie è spesso il fattore che separa chi lotta per il titolo da chi si accontenta di un piazzamento.
Assenze che cambiano il quadro
Le defezioni pesano: Nelly Korda ha preferito restare a casa per dedicarsi al training a lungo termine, scelta che riduce la profondità del field ma apre opportunità a chi è in gara. Anche Lexi Thompson, Nasa Hataoka e Maja Stark mancano all’appello per motivi diversi—dal calendario part‑time alla gestione del tour—e questo rende il percorso verso la top‑10 più percorribile per alcune giocatrici meno quotate.
Scenari possibili
Con queste premesse, la competizione a Sentosa potrebbe risolversi a favore di chi gestisce meglio il ritmo sull’arco delle quattro giornate. Se Thitikul confermerà il suo livello, sarà dura toglierle la vittoria, ma non mancano pretendenti in grado di produrre exploit nei tratti decisivi: atlete come Sei Young Kim e Hye Jin Choi sanno creare scatti di classifica nei momenti chiave.
Il torneo di Singapore funziona da cartina tornasole per la stagione asiatica dell’LPGA: oltre ai punti in palio, offre indicazioni sullo stato di forma delle candidate ai major. Nelle ultime 36 buche conterà soprattutto la tenuta mentale: chi resta lucida sotto pressione avrà il vantaggio decisivo. Vale la pena seguire le scelte tattiche sul campo e, soprattutto, chi saprà trasformare le opportunità in punteggi concreti nelle giornate finali.