Morto Mircea Lucescu, l’allenatore che ha lasciato un segno in Europa

Ultime ore segnate da un doppio infarto e un ricovero a Bucarest: la storia di Mircea Lucescu e il suo lascito nel calcio europeo

Il mondo del calcio ha salutato Mircea Lucescu, scomparso all’età di 80 anni il 7 aprile 2026. Figura carismatica e controversa, Lucescu è stato per decenni un protagonista delle panchine europee, ricordato tanto per i successi come per lo stile di lavoro.

Nei suoi incarichi più noti in Italia guidò squadre come Pisa, Brescia, Reggiana e, per un periodo, l’Inter; in seguito ha costruito gran parte della sua eredità in Turchia e in Ucraina.

A fine marzo il tecnico era stato colto da un malore durante una riunione tecnica con la nazionale della Romania e i controlli avevano suggerito cautela: gli era stato impiantato un defibrillatore e gli era stato sconsigliato di raggiungere la Slovacchia per l’amichevole del 31 marzo.

Il quadro clinico è però precipitato il 3 aprile, quando è stato colpito da un infarto miocardico acuto e, dopo un primo episodio, ha avuto un secondo attacco che ha reso necessario il prolungamento del ricovero all’Ospedale universitario d’emergenza di Bucarest.

Le condizioni si sono aggravate nei giorni successivi, portando al trasferimento in terapia intensiva e, infine, alla sua scomparsa il 7 aprile 2026.

Gli ultimi giorni: dal malore al ricovero

Secondo le ricostruzioni mediche, il primo episodio a fine marzo fu trattato inizialmente come una sincope, ma richiese interventi precauzionali come l’installazione di un defibrillatore. Per questo motivo il commissario tecnico era stato tenuto a riposo e privato del viaggio verso Bratislava per l’amichevole del 31 marzo. La situazione è peggiorata venerdì 3 aprile, quando è stato colpito da un primo infarto e, poco dopo, da un secondo attacco che ha causato un aggravamento delle aritmie e la necessità di misure di supporto avanzate. I medici hanno comunicato che il paziente era stato preso in carico con tempestività e che le cure erano state erogate seguendo i protocolli d’urgenza.

Trattamento e quadro clinico

Nel corso della degenza i sanitari hanno trasferito Lucescu in terapia intensiva a causa della delicatezza delle condizioni e delle complicazioni cardiache sopraggiunte. È stato sottoposto a terapie intensive e, per un periodo, indotto in coma farmacologico per stabilizzare l’attività cardiaca e neurologica. Fonti locali hanno riferito che la famiglia stava valutando la possibilità di un trasferimento in una struttura specializzata a Vienna, ma il decorso clinico non ha permesso ulteriori spostamenti. La notizia della morte è stata confermata dall’ospedale e dalla federazione, chiudendo così una fase drammatica che ha coinvolto tifosi e addetti ai lavori.

Una carriera che ha attraversato l’Europa

Prima di diventare allenatore, Lucescu era stato un giocatore importante in Romania, ricoprendo anche il ruolo di capitano della nazionale. La sua transizione alla panchina iniziò con il Corvinul Hunedoara, ma ben presto la sua avventura lo portò oltre confine. In Italia fu protagonista negli anni ’90: alla guida del Pisa, del Brescia e della Reggiana fece parlare di sé, fino all’esperienza sulla panchina dell’Inter nella stagione 1998/99. Successivamente lavorò con club di primo piano come Galatasaray, Beşiktaş e lo Zenit, ma è con lo Shakhtar che consolidò la sua fama internazionale.

Successi e riconoscimenti

Allo Shakhtar Lucescu rimase per dodici stagioni, conquistando numerosi titoli nazionali e la prestigiosa Coppa UEFA 2007-08, un traguardo che lo ha reso celebre anche fuori dall’Europa orientale. Più avanti guidò la Dinamo Kiev e visse l’esperienza da commissario tecnico della Turchia tra il 2017 e il 2019. Nell’agosto del 2026 è tornato alla guida della nazionale rumena per l’ultima parentesi della carriera, diventando durante le ultime qualificazioni il tecnico più anziano ad allenare a questi livelli, con oltre 80 anni di età.

L’eredità e il ricordo

La Federcalcio romena ha ricordato Lucescu come una figura capace di insegnare che il calcio è più di una semplice partita: è un modo di vivere e un riferimento per intere generazioni. I colleghi, i giocatori che ha formato e i club che ha guidato sottolineano la sua abilità nel costruire squadre e nel trasmettere una cultura del lavoro. Anche gli appassionati italiani ricordano le sue stagioni in Serie A e i traguardi raggiunti altrove: il suo nome resterà legato a scelte tattiche, a un approccio rigoroso all’allenamento e a un palmarès che parla per sé.

La scomparsa di Mircea Lucescu rappresenta la fine di un’epoca: un tecnico che ha saputo attraversare il calcio europeo con continuità e risultati. Rimane l’eredità sportiva e umana, custodita da club, federazioni e da chi lo ha avuto come maestro. In molti stadi del continente si ricorderà la sua figura non solo per i trofei, ma per la capacità di trasformare il gioco in un progetto di vita.

Scritto da Elena Rossi

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