La portineria del Torino è diventata un tema centrale nella pianificazione estiva: dopo una stagione 2026/26 che ha evidenziato limiti e incertezze, la dirigenza è chiamata a una scelta che unisca affidabilità e ambizione. La necessità è trovare un numero 1 pronto a sostenere 35-38 gare e a offrire continuità, senza la fase di adattamento che può pesare sulla competitività del club.
Negli ultimi giorni sono emersi tre nomi concreti come possibili rinforzi: Wladimiro Falcone, Dominik Livakovic e Lorenzo Montipò. Ognuno rappresenta un equilibrio diverso tra esperienza, prezzo e prospettiva di crescita della rosa. Parallelamente al confronto tecnico, pesa la dimensione economica: il direttore sportivo deve bilanciare la voglia di alzare l’asticella con la necessità di non compromettere il bilancio.
Perché la porta è un nodo strategico
La scelta del portiere non riguarda solo la qualità tra i pali, ma incide sulla fiducia della squadra e sull’assetto tattico. Un portiere esperto può fungere da leader, migliorare l’organizzazione difensiva e alleggerire le responsabilità dei compagni; un elemento con pedigree internazionale influisce anche sull’immagine del club.
Nel caso del Torino, la dirigenza valuta profili con conoscenza della Serie A o con esperienza europea, elementi utili per non dover rivedere concetti già alla prima difficoltà.
I parametri che contano
Quando si analizzano i candidati entrano in gioco diversi parametri: continuità nelle prestazioni, attitudine a giocare con i piedi, temperamento nei momenti decisivi e costi di trasferimento. Il club cerca un portiere in grado di garantire sicurezza in uscita e durante i calci piazzati, oltre a saper gestire l’area su palle alte. Allo stesso tempo il prezzo e la durata del contratto pesano fortemente nelle scelte strategiche del direttore sportivo.
I tre profili sul tavolo
Sul fronte dei nomi, il primo profilo concreto è Wladimiro Falcone, per il quale sarebbe pronta un’offerta tra i 5 e i 6 milioni al Lecce. Falcone è un portiere che offre continuità e adattamento immediato alla Serie A: conosce già il campionato, non richiede tempi di inserimento e porta leadership nella propria area di competenza. Se il Lecce dovesse retrocedere, il prezzo potrebbe diminuire, rendendo la pista ancora più appetibile per la società granata.
Livakovic: esperienza internazionale
In alternativa spicca il nome di Dominik Livakovic, estremo difensore della nazionale croata con esperienze in club di rilievo europeo. Il suo profilo rappresenterebbe un passo avanti in termini di pedigree internazionale: carisma, gare in Champions League e presenza in competizioni mondiali sono elementi che aumentano la visibilità e il valore tecnico della rosa. I contatti sono stati favoriti anche dai legami tra alcuni giocatori granata e l’entourage del croato, e l’approdo sarebbe letto come un segnale di ambizione del club.
Per il nome di Lorenzo Montipò si parla invece di un’operazione dal profilo economico più contenuto: valore di mercato stimato intorno ai 2 milioni e possibilità di accordo favorevole nel caso di retrocessione del Verona. Montipò garantisce esperienza in Serie A e una buona capacità di costruzione dal basso, rappresentando l’opzione pragmatica per chi cerca qualità senza investimenti importanti.
Scelte dirigenziali e ricadute tecniche
La decisione finale di Gianluca Petrachi dovrà tenere conto non solo dei costi, ma anche delle preferenze dell’allenatore e delle esigenze tattiche. L’eventuale arrivo di un portiere pronto all’uso come Falcone elimina i rischi di ambientamento; l’acquisto di Livakovic alzerebbe il livello tecnico e mediatico; Montipò sarebbe invece una soluzione intelligente sul piano economico. Un elemento inevitabile sarà valutare cosa non ripetere rispetto a quanto accaduto con Franco Israel, considerato un elemento che non ha soddisfatto le aspettative nella passata stagione.
Impatto su squadra e tifoseria
Oltre agli aspetti tecnici, l’identità che il club vuole trasmettere incide sulla scelta: un colpo di mercato di livello internazionale rafforza l’immagine, mentre un acquisto più prudente privilegia la sostenibilità. Intanto l’ex granata Jarni ha rilanciato l’ipotesi di Livakovic, definendolo pronto e affidabile tra i pali; nello stesso intervento Jarni ha espresso apertura anche sull’idea di un possibile ritorno di Juric, e ha aggiunto fiducia sulle qualità di Nikola Vlasic in vista del Mondiale, citando il pezzo pubblicato il 07/04/2026 come riferimento delle sue osservazioni.
Il dibattito tra i tifosi è acceso: attraverso sondaggi e canali social si chiede alla piazza quale strada percorrere. La scelta non sarà semplice, ma è chiaro che il Toro ha davanti a sé tre alternative ben definite, ognuna con vantaggi e criticità che Petrachi e lo staff tecnico dovranno soppesare attentamente in vista della stagione 2026/27.