La FIA ha chiuso una delle discussioni tecniche che ha animato la prima parte della stagione di Formula 1: un espediente legato alla gestione dell’energia elettrica nelle power unit ha garantito un piccolo ma decisivo vantaggio a squadre come Mercedes e Red Bull.
Secondo ricostruzioni pubblicate da fonti specializzate, i team sfruttavano una deroga prevista dal regolamento per mantenere la massima erogazione fino agli ultimi metri del giro lanciato, ottenendo tra i 50 e i 100 kW in più proprio sul rettilineo finale.
Il cuore della questione è tecnico ma di immediata ricaduta competitiva: le regole impongono un calo graduale di potenza, mentre la soluzione adottata consisteva nel ricorrere a una modalità protezione pensata per salvaguardare i componenti in caso di malfunzionamento. Usata strategicamente, questa opzione permetteva di evitare il consueto ramp down e di sfruttare fino all’ultimo joule disponibile, con ricadute tangibili sul tempo sul giro.
Come funzionava la scappatoia
Dal punto di vista operativo, le norme prevedono una riduzione di circa 50 kW al secondo nell’erogazione della parte elettrica quando la batteria si avvicina all’esaurimento. La manovra tecnica che ha creato discussione consisteva nell’attivare lo spegnimento d’emergenza dell’MGU-K subito dopo aver varcato la linea del traguardo del giro di qualifica: in questo modo la vettura manteneva la potenza massima fino all’ultimo metro, evitando lo scalino imposto dalla normativa. Il blocco che segue lo spegnimento automatico, previsto dal regolamento, dura 60 secondi, ma impatta poco se scatta durante il giro di rientro ai box.
Implicazioni per team e clienti
La misura non riguardava soltanto i team factory: anche le squadre clienti collegabili a quei fornitori di power unit sono interessate. Tra gli esempi citati nel paddock figurano McLaren, Williams, Alpine e la squadra nota come Racing Bulls. Per questi team l’abolizione della scappatoia toglie un piccolo ma continuo vantaggio competitivo, imponendo di nuovo la gestione tradizionale dell’energia negli ultimi metri del giro cronometrato.
Il nodo della sicurezza e le proteste
Oltre alla componente prestazionale, la tattica ha sollevato timori legati alla sicurezza in pista. L’utilizzo volontario di una modalità di recovery può provocare decelerazioni improvvise nel momento in cui una vettura sta rientrando o sta completando un giro cronometrato, creando un pericoloso differenziale di velocità con le monoposto ancora lanciate. Alcuni episodi durante i weekend hanno aumentato la preoccupazione: casi di perdita di potenza imprevista e difficoltà di ripartenza hanno convinto i colleghi e la direzione gara a chiedere un intervento chiarificatore.
La reazione dei concorrenti
La pressione è arrivata anche dalle squadre rivali, con la Ferrari in prima linea nel sollevare dubbi formali e di sicurezza. I team hanno richiesto alla FIA un pronunciamento per evitare che una funzione nata per la protezione dei componenti venisse reinterpretata come strumento prestazionale. L’intervento regolamentare è stato quindi una risposta sia alle questioni di correttezza sportiva sia alle potenziali situazioni di rischio durante le fasi critiche di un weekend di gara.
La decisione della FIA e le conseguenze pratiche
La Federazione ha stabilito che lo spegnimento istantaneo dell’MGU-K rimarrà ammesso solamente in presenza di un guasto reale e comprovato tramite telemetria: qualsiasi utilizzo strategico per ottenere vantaggi cronometrici sarà vietato. La limitazione entrerà in vigore a partire dal Gran Premio di Miami, con verifiche tecniche più stringenti sui dati a circuito. Questa scelta punta a ristabilire l’equilibrio nelle qualifiche e a ridurre il margine di interpretazione del regolamento che aveva favorito alcune squadre.
L’azione regolatoria è stata interpretata come una vittoria politica per chi ha spinto per maggiore chiarezza, e significa che le sessioni di qualifica torneranno a premiare principalmente la guida e la strategia tradizionale. Nel frattempo, i team continueranno a lavorare sull’ottimizzazione dell’erogazione elettrica e sull’affidabilità delle power unit, mentre la Federazione manterrà monitorata la situazione attraverso la telemetria per garantire che la modalità protezione venga utilizzata esclusivamente per scopi di reale emergenza.