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11 Giugno 2026

Rafael Nadal si racconta: infortuni, rivalità e il passato che non torna

Rafael Nadal si racconta in una docuserie Netflix, rivelando dettagli inediti sulla sua carriera, gli infortuni e il rapporto con Federer e Djokovic.

Rafael Nadal si racconta: infortuni, rivalità e il passato che non torna

Rafael Nadal ha sempre mantenuto un’aura di mistero intorno alla sua vita privata, preferendo che fosse il campo da tennis a parlare per lui. Tuttavia, la nuova docuserie Rafaprodotta da Netflixha aperto una finestra su un lato più personale e vulnerabile del campione maiorchino.

In una lunga intervista al Doc Talk PodcastNadal ha ripercorso alcuni dei momenti più significativi della sua carriera, parlando del ritiro, degli infortuni, delle rivalità con Roger Federer e Novak Djokovice del modo in cui oggi guarda al suo passato.

La finale degli Australian Open 2012: un ricordo doloroso

Uno dei momenti più intensi della carriera di Nadal è senza dubbio la finale degli Australian Open 2012 contro Djokovic. Una partita epica, durata cinque set e quasi sei ore, che ha visto i due campioni spingersi al limite delle loro possibilità fisiche e mentali.

Nadal ha ricordato un momento preciso di quella sfida, un passante sbagliato in una fase cruciale del quinto set: “L’ho rivisto e penso: mi fa male vederlo”. Secondo Nadal, quel colpo era relativamente semplice e avrebbe potuto cambiare il destino della partita. “Era un colpo molto facile e praticamente significava vincere il torneo”ha spiegato lo spagnolo, sottolineando quanto quel punto sia rimasto impresso nella sua memoria sportiva.

Il rapporto con Federer e Djokovic: dalla rivalità all’amicizia

Durante la sua carriera, Nadal ha avuto un rapporto complesso con i suoi principali rivali, Federer e Djokovic. “Tra grandi rivali esiste sempre una certa distanza, una forma di riserva naturale”ha ammesso. Tuttavia, oggi tutto è cambiato.

Nadal ha descritto il suo attuale rapporto con i due campioni in termini molto positivi. “Quando vedo Federer o Djokovic sono felice di incontrarli”ha raccontato, aggiungendo di parlare regolarmente al telefono con Roger. Finita la competizione diretta, il rapporto con i rivali può finalmente liberarsi dal peso del risultato.

Il ritiro e il rapporto con il passato

Nadal ha parlato apertamente del suo ritiro, spiegando che il corpo ha iniziato a dire basta, mentre la mente voleva continuare. “Il mio corpo diceva basta, ma la mia mente voleva continuare”ha raccontato. Dopo un periodo di riflessione, ha accettato l’idea che non sarebbe più stato possibile competere con continuità.

Oggi, Nadal guarda al suo passato con serenità. “Quella fase della mia vita è chiusa, ed è chiusa bene”ha detto. Una frase che racchiude il senso di una carriera vissuta con passione e dedizione, nonostante i momenti difficili.

Nadal continua a seguire il tennis, anche se raramente guarda una partita intera. Fa eccezione quando in campo ci sono Carlos Alcaraz e Jannik Sinnerdue giocatori che evidentemente lo incuriosiscono e rappresentano il presente più luminoso del circuito. Ha citato anche Rafa Jódarsottolineando i suoi progressi nell’ultimo anno.

Il racconto del passante sbagliato contro Djokovic è il simbolo perfetto della memoria di Nadal. Anche un campione abituato a vincere tutto conserva dentro di sé alcuni punti perduti, alcune occasioni mancate, alcuni dettagli che il tempo non cancella del tutto. Ma la grandezza sta proprio lì: Nadal non ha bisogno di riscrivere il passato per renderlo più dolce. Lo guarda per quello che è stato: magnifico, doloroso, irripetibile.

Autore

Ilaria Mauri

Ilaria Mauri, bolognese, decise di seguire il giornalismo sportivo dopo una notte al Dall'Ara durante una partita decisiva: oggi coordina le pagine di competizioni e commenti. In redazione predilige reportage sul campo e conserva il biglietto di quella partita come prova della svolta.