La nazionale inglese ha vissuto un torneo da dimenticare e ora si trova sotto la lente dell’RFU. Dopo la sconfitta per 48-46 contro la Francia, che ha certificato un quinto posto finale, il clima è di riflessione: la vittoria al debutto contro il Galles è stata l’unico successo in un Six Nations che ha deluso le aspettative.
In questo contesto emerge la voce di chi conosce bene l’ambiente: Eddie Jones, ex ct dell’Inghilterra, difende la posizione del tecnico in carica.
La discussione non è solo sportiva ma anche organizzativa: l’RFU ha annunciato una revisione interna del periodo, mentre il chief executive Bill Sweeney ha già espresso pubblicamente il suo sostegno a Steve Borthwick.
Tra le preoccupazioni principali ci sono la perdita di continuità, la difficoltà a trovare un’identità chiara e la capacità di ripetersi contro le grandi nazionali. In mezzo a critiche e dubbi, alcune voci autorevoli invitano alla prudenza prima di operare cambi radicali.
Il punto di vista di Eddie Jones
Eddie Jones, che ha guidato l’Inghilterra dal 2015 al 2026 e ha condiviso il lavoro tecnico con Steve Borthwick quando quest’ultimo era assistente, è intervenuto per chiedere temperamento nelle decisioni. Secondo Jones sarebbe foolhardy — vale a dire una scelta avventata — procedere con un esonero immediato: il problema, per lui, non è solo il singolo risultato ma la necessità che l’allenatore spieghi le cause del rendimento negativo e presenti un piano credibile per la ripresa. Il suo richiamo è dunque alla valutazione ponderata dei fatti, non a reazioni istintive.
Motivi e condizioni per restare
Jones sottolinea che Borthwick ha compiuto passi positivi nella gestione della squadra e che, nonostante gli errori commessi, possiede la visione necessaria per raddrizzare la rotta. È importante, a suo avviso, che l’allenatore sappia dimostrare all’RFU di comprendere le ragioni del calo e di avere un piano per il turnaround. Inoltre è stato evidenziato come, al momento, i giocatori mostrino fiducia nel tecnico: questo elemento pesa nella bilancia quando si valuta la continuità tecnica.
La reazione istituzionale e i dubbi tecnici
L’RFU ha avviato una revisione del periodo più negativo dell’era recente ai Sei Nazioni, ma ha già ricevuto segnali di sostegno interno. Il ruolo del management federale sarà determinante: da una parte c’è la necessità di chiarire le responsabilità tecniche e tattiche, dall’altra la percezione che un cambio di guida a breve termine possa non risolvere i problemi strutturali. Tra i temi caldi figurano la ricerca di un’identità di gioco coerente, la gestione del gruppo e la capacità di ripetersi contro le avversarie di vertice.
Il caso dei giocatori e la coesione interna
Jones ha accennato a quella che definisce una possibile battaglia interna tra idee tattiche e approcci dei giocatori: in pratica, la squadra sembrerebbe divisa su come interpretare il piano di gioco. Questo tipo di dinamiche, se confermate, richiedono prima di tutto lavoro sul gruppo e sul buy-in verso un progetto condiviso piuttosto che un cambio d’allenatore immediato. L’ipotesi di interventi mirati dalla federazione per supportare l’allenatore è stata suggerita come alternativa praticabile.
Le opinioni di altri protagonisti e il calendario davanti
Tra gli osservatori, anche l’ex internazionale e campione mondiale Will Greenwood ritiene probabile che l’RFU scelga di mantenere Borthwick per affrontare il prossimo impegno estivo: Greenwood si aspetta che l’allenatore conduca la squadra nel torneo che la federazione ha in programma per l’estate, comunemente indicato come Nations Cup, e poi verso il grande obiettivo, il Mondiale in Australia October 1 to November 13 2027. La preoccupazione principale per Greenwood è la difficoltà dell’Inghilterra a vincere con continuità contro le grandi selezioni, ossia la capacità di confermare i risultati ad alto livello.
Lo sguardo è ora rivolto al calendario: l’Nations Championship inizierà con una difficile trasferta contro il Sudafrica on July 3, un banco di prova che offrirà elementi concreti per valutare la bontà delle scelte tecniche. Tra revisione interna, sostegno pubblico e pressioni mediatiche, la strada dell’Inghilterra sembra orientata verso un periodo di consolidamento e analisi prima di eventuali decisioni drastiche.