Italia femminile, qualificazione storica per Berlino

La squadra italiana torna a un Campionato Mondiale dopo tre decenni: Zandalasini leader, Capobianco commosso e la consacrazione di un movimento in crescita

La nazionale femminile italiana ha scritto una pagina importante superando la Spagna 68-56 a San Juan e assicurandosi il biglietto per il Mondiale che si disputerà a Berlino dal 4 al 13 settembre. Un risultato che vale più del singolo successo sportivo: è il ritorno in una rassegna iridata ventidue anni più trenta dopo l’ultima partecipazione del 1994, e certifica la crescita di un movimento che ha trovato nuovi equilibri e una identità difensiva capace di fare la differenza nei momenti decisivi.

Protagonista della serata è stata Cecilia Zandalasini, autrice di 22 punti e simbolo di una squadra che ha saputo trasformare resilienza in vittoria. Il trionfo contro la vice-campione d’Europa arriva alla vigilia dell’ultimo impegno contro il Senegal, ormai ininfluente per la classifica, e mette in luce il lavoro complessivo della Federazione e dello staff tecnico, oltre alla capacità delle giocatrici di rispondere con carattere quando la posta in gioco è più alta.

Una vittoria costruita sul carattere

La partita contro la Spagna non è stata una formalità: le iberiche hanno dimostrato solidità a rimbalzo e talento offensivo, ma l’Italia ha risposto con difesa intensa e transizioni efficaci. Dopo un primo tempo combattuto le azzurre hanno alzato il ritmo, sfruttando palle rubate e penetrazioni incisive per scavare un margine che poi è stato gestito con lucidità.

L’apporto di Francesca Pasa, con 14 punti, e le giocate decisive di giocatrici come Cubaj e Andrè hanno permesso alla squadra di superare le difficoltà e chiudere con merito la qualificazione.

Numeri e momenti chiave

I 22 punti di Zandalasini sono stati il termometro della serata, ma il successo è nato anche dalla capacità collettiva di limitare gli errori e recuperare palloni importanti: la squadra ha mostrato la volontà di sporcare linee di passaggio, costringendo la Spagna a forzare tiri dalla distanza. Tra i dati salienti spiccano le percentuali di realizzazione dalla lunetta e la gestione degli ultimi minuti, quando la tenuta mentale ha prevalso sull’ansia dell’evento. Questo mix ha permesso alle azzurre di trasformare il progetto iniziato con il bronzo continentale in una concreta opportunità di competere con le grandi del pianeta.

L’allenatore e il valore del progetto

Andrea Capobianco ha vissuto la qualificazione con profonda emozione, ricordando il percorso personale e collettivo che ha portato la squadra fin qui. Il tecnico ha spesso sottolineato il ruolo del lavoro di base e delle società nel costruire un movimento sostenibile: la vittoria di San Juan è la dimostrazione che investire in strutture, staff e giovani porta frutti. Capobianco ha anche rievocato i suoi inizi, quando allenava sui campi all’aperto, e ha dedicato il successo a una persona cara, segno che dietro ogni traguardo ci sono storie umane e sacrifici che meritano riconoscimento.

Il plauso della Federazione

Il presidente della Federazione ha espresso soddisfazione per il percorso della squadra, sottolineando come la qualificazione dia continuità al risultato ottenuto agli Europei. Il riconoscimento istituzionale è importante perché rafforza la credibilità del progetto e può incentivare ulteriori investimenti nel basket femminile. La federazione ha inoltre elogiato le società che hanno supportato la crescita delle giocatrici, ricordando che la competizione mondiale sarà un banco di prova per valutare il livello raggiunto e per proseguire nello sviluppo del settore.

La bacheca dei talenti: il caso Ferrari

Se il futuro internazionale ora sorride alle Azzurre, anche a livello di club emergono nomi da tenere d’occhio. Nel maschile la Virtus Bologna ha trovato in Francesco Ferrari un giovane che sta scalando le gerarchie: arrivato da Cividale a gennaio, ha segnato 19 punti contro Napoli e 17 contro l’Olimpia Milano, accompagnati da rimbalzi e presenza difensiva. La sua esplosione conferma come il vivaio italiano continui a produrre giocatori pronti a misurarsi ad alto livello, rendendo più solida la filiera tra campionati nazionali e palcoscenici internazionali.

Il caso Ferrari evidenzia inoltre come la crescita individuale si intrecci con le esigenze delle squadre: la Virtus, attraversando un momento in cui serviva contributo e freschezza atletica, ha saputo inserire il giovane nel sistema, permettendogli di esprimere carattere e efficacia. Questa dinamica è speculare a quanto avviene in nazionale: il successo è il frutto di scelte che guardano al lungo periodo e della capacità di trasformare opportunità in risultati concreti.

Cosa aspettarsi ora

Con la qualificazione in tasca le Azzurre potranno pianificare l’avvicinamento a Berlino con serenità ma anche con ambizione: il Mondiale metterà di fronte le squadre più forti del mondo, e sarà l’occasione per testare la crescita del movimento italiano. Per il pubblico e gli addetti ai lavori si apre una fase di attesa e costruzione, dove l’obiettivo non è solo partecipare ma provare a lasciare un segno. Nel frattempo, il sorriso per San Juan rimane il primo, grande passo di un percorso che promette ulteriori soddisfazioni per il basket italiano.

Scritto da Roberto Conti

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