Fintech lending: la nuova sfida per spread e liquidità
Nel 2025 il mercato globale del fintech lending ha registrato una crescita del 18%, con volumi originati intorno ai 290 miliardi di dollari (Bloomberg). Questo boom richiama capitali e attenzione, ma porta con sé tensioni su spread e liquidità: piattaforme e investitori stanno rivedendo modelli e priorità per non farsi sorprendere.
1) I numeri che hanno cambiato il gioco
Il tasso medio di default sui prestiti digitali è salito al 4,6% nel quarto trimestre del 2025, rispetto al 3,1% del 2023 (Bloomberg). La reazione del mercato è stata rapida: gli investitori pretendono premi di rischio più elevati e lo spread sulle cartolarizzazioni fintech è passato mediamente da 120 a 210 punti base.
Per molte piattaforme questa maggiore pressione sui costi di funding ha eroso i margini e limitato la capacità di crescita.
2) Cosa imparano gli operatori dall’esperienza
Secondo Marco Santini, ex Deutsche Bank e analista fintech, la dinamica dei default è ormai un fattore centrale nella formazione dei prezzi del rischio.
Le crisi precedenti ricordano che leva alta, controlli insufficienti e liquidità incerta possono trasformare opportunità in crisi. La tecnologia migliora la valutazione del credito, ma senza processi rigorosi e verifica indipendente il rischio sistemico può aumentare rapidamente.
3) Metriche pratiche da monitorare
Tra gli indicatori essenziali ci sono tasso di default, LGD (loss given default), tempo medio di recupero e coefficienti di liquidità. I dati mostrano che portafogli con LGD oltre il 35% o con tempi di incasso superiori ai 90 giorni subiscono forti pressioni sulla liquidità. Per rendere concreto il problema: su un portafoglio da 1 miliardo di dollari, un default al 4,6% con LGD al 40% produce perdite attese intorno a 18,4 milioni. Se il costo del funding sale e lo spread passa da 120 a 210 punti base, il sovraccarico annuo si aggira sui 9 milioni—un impatto significativo sui margini e sulla capacità di assorbire shock. Altre variabili importanti sono il loan-to-value medio, il costo di acquisizione clienti (CPS) e il turnover degli investitori istituzionali.
4) Regole, vigilanza e concentrazione del rischio
BCE e FCA stanno intensificando i controlli su capitale, governance e stress test. La proposta della FCA del 2025 prevede requisiti di capitale per esposizioni retail oltre determinate soglie e obblighi di disclosure più dettagliati su LGD e tassi di recupero. Un rischio spesso sottovalutato è la concentrazione della liquidità: quando pochi grandi fondi dominano il finanziamento, il loro ritiro può innescare vendite forzate e un rapido allargamento degli spread. Le misure allo studio puntano a limiti di concentrazione, requisiti di stress liquidity e incentivi a piani di contingency e due diligence più robusti.
Verso una strategia più resiliente
Le evidenze di mercato e le analisi di McKinsey Financial Services indicano che le piattaforme più resilienti mantengono LTV sotto il 65% e CPS inferiori alla media. In pratica, selezione rigorosa del rischio, gestione disciplinata degli spread e governance solida fanno la differenza. In un mercato che cresce ma si fa più esigente, chi saprà bilanciare innovazione e prudenza avrà migliori chance di prosperare.