Seduto al primo banco il 15 settembre 2026, Andrea Kimi Antonelli rispose con sicurezza alla domanda sul suo sogno: voleva vincere un Gran Premio di Formula 1. Quel desiderio, coltivato tra libri e trasferte, si è concretizzato qualche anno dopo con la vittoria in Cina quando era 19enne, un risultato che l’ha reso il secondo più giovane a conquistare un Gran Premio dopo Max Verstappen.
La professoressa di Economia Aziendale, Alessandra Regina, confida di aver seguito la gara da casa e di essersi commossa per il trionfo, inviando al ragazzo un messaggio di congratulazioni.
Il legame con l’Istituto Gaetano Salvemini è rimasto vivo anche dopo l’ingresso di Antonelli nel circolo della Mercedes: prima dei test in Bahrain si è presentato a salutare i suoi ex insegnanti, abbracciando la dirigente Fausta Labidonisia e fermandosi a parlare delle sensazioni iniziali della nuova stagione.
Nel frattempo aveva portato a termine il percorso scolastico, superando l’esame di maturità lo scorso giugno: era determinato a concludere gli studi e, durante la prova orale, si era anche avvalso di esempi tratti dal marketing delle scuderie.
Un equilibrio tra lezioni e gare
Il cammino di Antonelli a scuola è stato organizzato con strumenti pensati per chi concilia sport ad alto livello e percorso formativo: grazie al progetto studente-atleta ha potuto modulare interrogazioni e compiti in accordo con gli impegni agonistici. L’indirizzo scelto, Amministrazione, Finanza e Marketing, gli ha permesso di approfondire concetti utili anche nel mondo delle corse, coniugando teoria e pratica. I docenti ricordano un ragazzo che si portava lo zaino in viaggio, studiava nelle pause e restava sempre aggiornato sul programma: esempi di professionalità che hanno contato tanto quando ha dovuto affrontare gli esami finali.
Metodo e risultati in classe
Nonostante il calendario fitto di gran premi e trasferte, Antonelli dimostrava un approccio metodico allo studio: ottimizzava i tempi sui voli, sfruttava le pause e mostrava una capacità di apprendimento rapida. In una verifica di Economia Aziendale sostenuta subito dopo un weekend di gara ottenne un voto massimo, testimoniando che l’impegno scolastico non era stato trascurato. Amava la lingua inglese, utile nel paddock internazionale, mentre la matematica era vista come una materia meno congeniale: «non sarà il suo mestiere», raccontano con un sorriso i suoi insegnanti, sottolineando però la sua attitudine a imparare in fretta.
Rapporto con compagni, docenti e la comunità scolastica
Il legame umano con la classe 5G e con i professori è stato un elemento costante della sua esperienza: prima della maturità c’è stata una cena di classe che ha rafforzato il gruppo, e lo scorso anno ha invitato compagni e insegnanti a seguire il dietro le quinte del GP di Imola, facendo persino fare un giro della pista ai suoi amici. I compagni ricordano la semplicità e la disponibilità di Kimi: era uno di loro nei corridoi e allo stesso tempo una figura che trasmetteva ambizione e concretezza.
Le parole dei docenti
La professoressa Regina racconta episodi che rivelano la personalità del pilota: durante le lezioni, quando le parlò delle sensazioni in pista, la domanda su una possibile paura a 300 km/h ricevette una risposta netta e disinvolta — «lo faccio da sempre, prof» — che riassume bene l’abitudine di Kimi a gestire la pressione. Per gli insegnanti è stato emozionante seguire la sua crescita: dalle interrogazioni programmate al successo in pista, passando per i messaggi di aggiornamento che inviava per non perdere il filo del programma scolastico.
Un esempio per chi sogna in grande
La vicenda di Antonelli è considerata in istituto un invito a inseguire le proprie passioni con costanza: i docenti esortano gli studenti a scegliere percorsi che rispecchino gli interessi personali, convinti che determinazione e lavoro quotidiano possano portare lontano. Nato a Bologna il 25 agosto 2006 e figlio di un ambiente che conosce le corse — il padre Marco Antonelli è anch’egli legato al motorsport — Kimi ha dimostrato che conciliare studio e sport di vertice è possibile, e che il primo banco può diventare simbolo di buona sorte.
Adesso la scuola attende di festeggiare con lui: dopo il successo in Cina gli insegnanti hanno promesso una accoglienza speciale, ridendo sulla promessa che questa volta non ci saranno interrogazioni. Più che un racconto di numeri e risultati, la storia di Antonelli è la testimonianza di un percorso costruito tra impegno scolastico, passione per le corse e relazioni umane che hanno accompagnato il ragazzo fino al podio.
