Il rapporto regionale sui dati climatici del 2026 offre una fotografia netta delle trasformazioni in corso in Toscana. Presentato alla Regione Toscana nella cornice di Piazza Duomo, il documento del LaMMA è stato illustrato dal direttore Bernardo Gozzini alla presenza del presidente Eugenio Giani.
L’analisi mette in evidenza come il 2026 si collochi tra gli anni più caldi della serie storica locale e rimetta al centro del dibattito pubblico la necessità di adattamento e pianificazione.
Nel testo che segue sintetizziamo i principali indicatori termici e pluviometrici, gli episodi estremi più significativi e le proiezioni contenute nel calendario 2026, che guarda oltre con scenari al 2050.
L’obiettivo è fornire elementi utili alle decisioni in campo agricolo, idrico e urbanistico, indicando come i dati possano essere usati per sviluppare misure concrete di prevenzione e resilienza.
I numeri chiave della temperatura
Secondo il report, la Toscana ha registrato nel 2026 un’anomalia media regionale di +1,11 °C rispetto al periodo 1991-2026 e di +2,05 °C se confrontata con la climatologia 1961-1990.
Questi valori collocano il 2026 tra i primi anni più caldi dal 1955: il trend osservato nelle ultime stagioni conferma un’accelerazione del riscaldamento regionale. A livello nazionale il 2026 risulta il quarto anno più caldo dal 1800, mentre a scala globale è stato classificato come il terzo più caldo, dopo il 2026 e il 2026.
Picchi stagionali e ondate di calore
Nel corso dell’anno sono emersi episodi eccezionali: gennaio è stato il mese più caldo registrato dal 1955 per la regione, mentre giugno ha fatto registrare un’anomalia di +3,3 °C accompagnata da tre ondate di calore. A Firenze Peretola si è osservata una sequenza di sei giorni con massime oltre i 39 °C tra il 9 e il 14 agosto. Nonostante il riscaldamento generale, non sono mancati episodi freddi: il 29 dicembre sono state registrate minime tra -2 e -7 °C in pianura.
Piogge, distribuzione e contrasti
Il 2026 si è chiuso con un bilancio pluviometrico positivo a livello regionale, segnando un surplus medio di circa +20%. Tuttavia la distribuzione è risultata molto eterogenea: il Nord della Toscana ha avuto un incremento del +41%, mentre il Centro e il Sud hanno registrato aumenti più contenuti, rispettivamente +11% e +10%. Marzo è stato particolarmente piovoso con un +96% rispetto alla norma, mentre giugno ha segnato il deficit più estremo dal 1955 con un -85%.
Conseguenze sulla disponibilità idrica
Questa variabilità mette in luce il concetto di distribuzione irregolare delle precipitazioni, con periodi di surplus alternati a fasi di siccità marcata. Per i settori agricolo e idrico significa dover gestire sia eventi di eccesso sia lunghi intervalli di scarsità, rendendo urgenti strategie di accumulo, uso efficiente delle risorse e manutenzione delle infrastrutture idriche.
Eventi estremi e record locali
Il report documenta numerosi episodi con carattere di eccezionalità: a Massa sono caduti 2116 mm di pioggia, un valore che supera del +75% la media locale e che rappresenta un nuovo record assoluto; a Portoferraio sull’Isola d’Elba il 2026 si è chiuso come il secondo anno più piovoso dal 1955 con 1217 mm. Il 20 agosto è stato un giorno di elevata attività elettrica con circa 120.000 fulmini rilevati tra terraferma e mare, mentre il 28 gennaio la boa della Gorgona ha registrato onde alte 5,90 m.
Impatto territoriale e rischi
Allagamenti, danni alle infrastrutture e fenomeni di erosione costiera sono alcune delle conseguenze già osservate in corrispondenza di questi eventi. Il rapporto sottolinea come la combinazione di piogge intense e periodi secchi accentui il rischio di frane e crisi idrologiche, richiedendo una migliore integrazione tra monitoraggio, pianificazione territoriale e sistemi di allerta precoce.
Guardare avanti: calendario 2026 e proiezioni al 2050
In concomitanza con il rapporto, il LaMMA ha presentato il calendario 2026 intitolato “Dodici mesi di clima in Toscana”, che include proiezioni fino al 2050. Le stime contenute nel calendario evidenziano scenari in cui il numero di giornate con temperature superiori ai 35 °C potrebbe raddoppiare entro metà secolo e in cui le fioriture potrebbero anticiparsi di fino a due settimane, con implicazioni per l’agricoltura e la salute delle colture.
Come rileva Bernardo Gozzini, investire in conoscenza significa dotare la regione di strumenti per pianificare l’adattamento: dall’agricoltura alla gestione della risorsa idrica, dalla salute pubblica alla progettazione urbana. Il calendario vuole dunque essere sia uno strumento informativo sia un invito all’azione concreta per ridurre vulnerabilità e aumentare la resilienza del territorio.
Conclusione
I dati 2026 confermano tendenze già osservate e portano in primo piano la necessità di politiche integrate basate su monitoraggio continuo e piani di adattamento. Il rapporto del LaMMA fornisce una base scientifica indispensabile per decisioni mirate: comprendere le anomalie e gli eventi estremi è il primo passo per proteggere comunità, infrastrutture e risorse naturali.