I fattori che hanno guidato il cambiamento della Real Sociedad con Matarazzo

L’arrivo di Pellegrino Matarazzo ha segnato un cambiamento significativo per la Real Sociedad. Il club stava attraversando un periodo negativo, con varie sconfitte che avevano minato la fiducia e un approccio tattico rigidamente limitato nelle prestazioni. In poche settimane, il tecnico statunitense ha trasformato l’aspetto della squadra txuri urdin, non tanto con una modifica radicale della struttura – che è rimasta piuttosto simile a prima – ma attraverso l’ottimizzazione di alcuni dettagli, che oggi fanno della Real una squadra più flessibile, adattabile e competitiva in diverse situazioni.

L’adeguamento difensivo della Real Sociedad: organizzazione, disciplina e collaborazione
Uno dei cambiamenti più evidenti è stata la riorganizzazione della pressione. Non si tratta più di una pressione automatica, ma di un’azione tatticamente consapevole. Matarazzo ha definito una strategia di pressing alto, introducendo il principio del “giocare a coppie”, allineando numericamente la squadra avversaria nella parte alta del campo.

Per esempio, durante il match contro il Barcellona, Brais Méndez si è posizionato strategicamente in fase di pressione iniziale per affiancare i difensori centrali, mentre Zubeldia si è lanciato con determinazione verso il trequartista avversario (Fermín). Gli altri membri della squadra si sono aggiustati con precisione, evitando disallineamenti e riducendo gli spazi tra le linee.

Quando il pressing diventava insostenibile a causa della qualità del rivale, la squadra ha saputo ritrarsi senza esitazione.

Un ulteriore progresso notevole è la capacità di variare le fasi difensive. La formazione di Matarazzo è in grado di esercitare pressione alta, ma sa anche come organizzare una difesa compatta. Contro il Barcellona, il tecnico ha implementato una retroguardia profonda per proteggere le spalle dagli attaccanti rapidi e verticali. La configurazione difensiva a cinque in un 5-4-1 è stata una strategia ben studiata, non una soluzione ad hoc. Gli esterni hanno partecipato attivamente alla fase difensiva, tanto da vedere Kubo agire come quinto difensore quando l’azione si svolgeva sul lato opposto, salvaguardando l’entrata di Balde. Un chiaro esempio di impegno e disciplina collettiva, accentuato anche dall’entrata di Odriozola.

Questa dedizione in fase difensiva si traduce direttamente in attacco. Gli esterni rientrano di più, ma hanno anche più spazio per avanzare. La squadra invita l’avversario a salire in pressing, e quando riprende il possesso, riesce a sfruttare gli spazi disponibili. La Real ha acquisito maggiore verticalità e rapidità nelle transizioni offensive. Il primo passaggio dopo il recupero è sempre rivolto in avanti, mentre i giocatori sulle fasce sono pronti a sfruttare lo spazio. Il gioco di combinazioni interne ed esterne avviene con regolarità, segnando un netto distacco da transizioni lente e prevedibili.

Un collettivo incisivo e verticale

Nel contesto offensivo, Matarazzo ha apportato una certa flessibilità nel modo di sviluppare il gioco. Non esiste un’unica strategia per avviare le manovre. Contro squadre che adottano una pressione bassa, come il Getafe, la Real ha impostato il gioco dal retro campo, configurando una linea di tre con Aramburu o Sergio Gómez come terzo elemento. Questo approccio ha attirato gli avversari, liberando gli spazi interni e consentendo a Brais Méndez di ricevere palla tra le linee. Invece, contro il Barcellona, caratterizzato da una pressione più intensa e una difesa di livello superiore, il club ha scelto un’impostazione più diretta con una linea di quattro, cercando di evitare rischi superflui e concentrandosi su Oyarzabal.

Questa capacità di adattamento rappresenta un’altra caratteristica distintiva del nuovo gruppo. La Real non è più ossessionata dal possesso palla. Si gioca quando si ha l’opportunità, altrimenti si saltano delle fasi. I giocatori sfruttano il supporto di Oyarzabal, Brais o Soler per guadagnare terreno, producendo cross e attaccando l’area, accettando partite più fisiche e meno controllate. Le fasi di possesso si accorciano, ma risultano comunque più efficaci. Il team si presenta con maggiore incisività, necessitando di meno per causare danni agli avversari.

Tutto ciò poggia su un pilastro imprescindibile: impegno difensivo e responsabilità collettiva. La Real corre di più, difende meglio e si mostra pronta a soffrire. Ogni giocatore conosce il proprio ruolo e lo svolge con determinazione. Matarazzo è riuscito a far riacquistare al gruppo fiducia, facendo sentire ogni membro fondamentale e restituendo all’équipe un’identità competitiva. Sarà interessante osservare quanto durerà questo stato d’animo e come il tecnico reagirà quando non si riuscirà più a vincere nei minuti finali. Finora, a livello strutturale, il cambiamento non è stato poi così evidente.

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