Decreto ministeriale: nuove figure riconosciute come lavoro sportivo nel ciclismo

Il decreto ministeriale amplia l'elenco delle mansioni ritenute lavoro sportivo per il ciclismo, includendo figure chiave come l'accompagnatore e ribadendo i criteri per la qualificazione dei tesserati

Il 26 gennaio il Ministero dello Sport ha aggiornato le regole che definiscono chi, nel mondo del ciclismo, può essere considerato lavoratore sportivo. Con il nuovo decreto si chiariscono e ampliano le mansioni riconosciute come direttamente connesse alla pratica agonistica, andando oltre quanto previsto dall’art.

25 del decreto legislativo n. 36 del 28 febbraio 2026.

Cosa cambia, in pratica
Il provvedimento individua con maggior precisione le figure che prestano attività funzionali all’organizzazione e all’assistenza tecnica degli atleti: non solo atleti e allenatori, ma anche direttori tecnici, preparatori atletici, direttori sportivi e figure operative di supporto integrate nell’attività agonistica e giovanile.

L’obiettivo è ridurre ambiguità interpretative che in passato hanno generato incertezze su inquadramento contrattuale, contributi e tutele assicurative.

Un elemento di novità importante riguarda l’accompagnatore: il decreto riconosce esplicitamente questa figura come lavoratore sportivo anche al di fuori dell’ambito paralimpico. Ciò vale per le attività svolte durante ritiri, trasferte e gare, quando l’accompagnatore fornisce assistenza tecnica, supporto logistico e, nel caso di minorenni, tutela specifica.

Questo riconoscimento comporterà effetti concreti su responsabilità, obblighi formativi, retribuzione e coperture assicurative.

Perché la distinzione è cruciale
La norma ribadisce che per rientrare nella categoria di lavoratore sportivo non basta il rapporto di tesseramento: la prestazione deve essere prevista dai regolamenti tecnici e collegata in modo effettivo all’attività sportiva, oltre a essere retribuita. In questo modo si evita che mansioni amministrative o gestionali — pur importanti — vengano impropriamente considerate lavoro sportivo, con conseguenti implicazioni fiscali e contributive.

Implicazioni per società e tesserati
Le società sportive e gli enti dovranno rivedere contratti, regolamenti interni e prassi amministrative per allinearsi al nuovo inquadramento. In concreto: aggiornamento delle descrizioni di mansione, adeguamento delle buste paga e delle polizze assicurative, e definizione di percorsi di transizione per chi già svolge attività ambigue dal punto di vista normativo. Una regolamentazione più chiara, oltre a limitare i contenziosi, favorisce la trasparenza dei rapporti di lavoro e la tutela di operatori e atleti.

Sono poi attese indicazioni operative dagli enti competenti — e in particolare dalla Federazione Ciclistica Italiana, le cui proposte sono state in larga parte recepite — che dovranno tradurre il decreto in linee guida applicative e criteri per distinguere le prestazioni sportive da quelle amministrative.

Effetti sul sistema e sulla professionalizzazione
Con una definizione più ampia e precisa del lavoro sportivo si favorisce la professionalizzazione di ruoli chiave nel ciclismo, soprattutto a livello giovanile. Il riconoscimento ufficiale di figure come l’accompagnatore o altri operatori di supporto valorizza competenze spesso trascurate e contribuisce a una gestione più sicura e responsabile delle trasferte e degli eventi. Nel medio termine, una cornice normativa nitida può rendere il settore più attrattivo per investimenti pubblici e privati, perché riduce l’incertezza legale e amministrativa.

Passi concreti consigliati
– Verificare l’attuale inquadramento delle persone tesserate e identificare le posizioni che richiedono aggiornamenti contrattuali. – Aggiornare i regolamenti interni e le procedure amministrative per allinearle ai criteri del decreto. – Definire percorsi formativi obbligatori per accompagnatori, tecnici e staff di supporto, con particolare attenzione alla gestione dei minori e alla responsabilità civile. – Coordinarsi con la Federazione Ciclistica Italiana e gli enti territoriali per ottenere linee guida applicative e tempi di adeguamento chiari. Conclusione operativa
Il decreto del 26 gennaio chiarisce ruoli e responsabilità nel ciclismo, mettendo ordine in un campo dove la pratica quotidiana era spesso più complessa delle definizioni normative. L’effetto immediato sarà un maggior bisogno di aggiornamento amministrativo e formativo per società e dirigenti; l’effetto atteso, sul lungo periodo, è una rete più professionale e sicura intorno agli atleti. Le federazioni e gli enti tecnici avranno ora il compito di accompagnare l’applicazione pratica della norma con indicazioni puntuali e tempi certi per la transizione.

Scritto da Roberto Conti

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