La puntata di Le Marche nel Pallone andata in onda il 1° marzo ha dedicato il dibattito alla normativa sull’impiego obbligatorio dei giovani calciatori nel calcio dilettantistico. Ospiti della trasmissione sono stati Gianluca Dottori, presidente di AIAC Marche, e Marcello Mancini, presidente di AIAC ETS Onlus Nazionale, che hanno presentato una proposta destinata a influire sulle scelte tecniche e organizzative delle società.
La discussione ha rilevato un miglioramento nella qualità degli under presenti nel campionato marchigiano e ha proposto un approccio alternativo alla regola vigente. Al posto dell’obbligo di schierare un numero minimo di giovani, è stata avanzata l’ipotesi di introdurre un tetto massimo di giocatori oltre una certa età, definiti nella trasmissione come fuoriquota over.
La proposta sarà oggetto di confronto con le società e gli organi tecnici regionali nei prossimi approfondimenti.
La proposta di un cambio di prospettiva
La proposta, già annunciata in trasmissione, prevede di invertire la logica normativa sull’impiego dei giovani.
Il principio consiste nel fissare un limite anagrafico per definire chi è over e non nel vincolare la presenza degli under in rosa.
Secondo l’idea illustrata, le squadre potrebbero essere autorizzate a schierare un numero limitato di giocatori oltre il tetto anagrafico, con un numero massimo consentito in rosa. I sostenitori indicano che la misura favorirebbe la valorizzazione dei vivai e la continuità dei percorsi formativi, oltre a rendere più chiare le responsabilità dei club nella crescita dei giovani.
Motivazioni sportive e formative
La proposta mira a favorire la crescita dei talenti locali e a definire meglio il percorso dal settore giovanile alla prima squadra. Riducendo la presenza di giocatori esperti, le società sarebbero incentivate a potenziare l’attività di base e la qualità didattica rivolta ai giovani atleti.
Nel nuovo modello gli allenatori con maggiore esperienza potrebbero essere destinati al vivaio per curare la formazione tecnica e tattica dei ragazzi, anziché concentrarsi esclusivamente sulla prima squadra. Ciò comporterebbe responsabilità organizzative e didattiche più chiare per i club e una maggiore continuità nei percorsi formativi.
Gli impatti economici e organizzativi
La proposta genera implicazioni dirette sui bilanci delle società. Ridurre il numero di over potrebbe alleggerire i costi legati a stipendi e rimborsi, voci che incidono in modo significativo nelle realtà dilettantistiche. Un tetto agli over favorirebbe il controllo della spesa e la riallocazione di risorse verso il miglioramento dei settori giovanili.
Sul piano organizzativo la misura comporterebbe responsabilità più chiare per i club nella gestione dei percorsi formativi. Inoltre, renderebbe necessaria una revisione delle pratiche contrattuali e delle programmazioni tecniche per garantire continuità educativa e competitiva. Si tratta di un cambiamento che richiederà adeguamenti normativi e di governance a livello federale.
Una spinta alla professionalizzazione del settore giovanile
A seguito della necessità di adeguamenti normativi e di governance, Mancini sollecita un rafforzamento dei vivai. Secondo lui è necessario «forzare» i vivai a elevare gli standard di lavoro. Propone corsi per allenatori, programmi tecnici condivisi e una più rigorosa attenzione alla metodologia. L’obiettivo è creare un circolo virtuoso che attragga tecnici di alto profilo al settore giovanile. Sul lungo periodo, spiega Mancini, il miglioramento formativo dovrebbe tradursi in un aumento del valore sportivo delle società.
Quadro regolamentare e autonomia regionale
Il tema prosegue con il riferimento alle indicazioni della Lega Nazionale Dilettanti (LND), che detta la normativa sugli under. Mancini ricorda che la LND fissa regole nazionali ma riconosce margini di discrezionalità alle singole regioni. Fino a pochi anni fa alcune aree, tra cui il Veneto e altre regioni, non imponevano l’utilizzo obbligatorio degli under. Questa eterogeneità evidenzia come l’applicazione pratica della norma vari sul territorio e possa influire sulla rappresentatività dei vivai a livello locale. La differenza di regole regionali costituisce un elemento che le società dovranno considerare nella programmazione sportiva e nella strategia di crescita dei settori giovanili.
Autonomie locali e possibili scenari
La differenziazione decisionale tra Regioni può tradursi in percorsi normativi divergenti e in impatti concreti sull’organizzazione delle società. Alcune amministrazioni regionali potrebbero introdurre rapidamente un limite agli over per sperimentare nuove modalità di valorizzazione dei giovani, mentre altre adotteranno soluzioni progressive o manterranno l’impostazione vigente.
La scelta avrà ricadute su aspetti amministrativi e finanziari delle società e influirà sulle scelte di reclutamento e programmazione sportiva. Per le federazioni e la LND si profilano esigenze di coordinamento e monitoraggio per garantire coerenza regolamentare e rispetto dei principi di tutela dei minori e di equità sportiva. Un ulteriore sviluppo atteso riguarda la pubblicazione di linee guida nazionali che possano orientare le scelte regionali e ridurre le discrepanze applicative.
La proposta di limitare i giocatori over, anziché imporre un numero minimo di under, unisce intenti formativi e esigenze di sostenibilità. Tuttavia la misura richiede investimenti mirati nei vivai e una gestione rigorosa delle risorse societarie.
La questione rimane centrale per le scelte tecniche e organizzative delle squadre e per il percorso dei giovani calciatori, che costituiscono il futuro del movimento. Il dibattito continuerà negli incontri tra dirigenti, allenatori e organi territoriali della LND, con particolare attenzione all’eventuale pubblicazione di linee guida nazionali per uniformare le scelte regionali.