Ieri si è conclusa la diciannovesima giornata della Prima Divisione, caratterizzata da una vittoria di misura del Celta de Vigo contro il Sevilla, grazie a un rigore concesso da José María Sánchez Martínez a soli cinque minuti dalla fine. In questa partita, l’arbitro spagnolo di livello internazionale ha deciso di non ricorrere al VAR, prendendo la sua decisione direttamente sul campo.
Fino ad ora, nel 2026, ci sono state solo due chiamate dalla sala VOR in un totale di 18 partite giocate nella prima parte dell’anno, con l’ulteriore aggiunta degli otto incontri disputati nel weekend scorso. Da notare che le due partite delle squadre in Supercoppa si erano giocate all’inizio di dicembre.
Nella giornata precedente, l’unica revisione effettuata con il VAR è avvenuta durante il match tra Sevilla e Levante. Questo episodio si è verificato al minuto 87, quando il Sevilla era sotto 0-3. In quel momento, è stata valutata una possibile infrazione, in cui i tacchetti della scarpa di Toljan colpirono la testa di Kike Salas all’interno dell’area, ma l’arbitro Iosu Galech inizialmente non segnalò nulla.
Successivamente, ricevette una chiamata da Valentín Pizarro del VAR e, dopo aver esaminato il monitor, non ebbe esitazioni: “Sì, fallaccio, numero 22 (Toljan). Rigore, ok. Il pallone è passato, lo colpisce, per me è imprudente, va bene?”.
La seconda espulsione si è verificata nel corso della partita di domenica scorsa allo stadio di Vallecas, dove Oscar Valentín è stato ammonito con un rosso diretto all’ottantesimo minuto per un intervento pericoloso su Pablo Torre. Inizialmente, l’arbitro Juan Martínez Munuera aveva estratto il cartellino giallo, ma dopo un’attenta revisione al monitor, e dopo essere stato informato dal VAR da Raúl Martínez, ha deciso di cambiare decisione. Dopo aver esaminato la situazione, ha affermato: “Rimandatelo, OK, non lo sente, procediamo, non c’è bisogno di altro, ascolta. Arriva da dietro, per me sembra che sia più in basso. Ma no, colpisce chiaramente il polpaccio e in ritardo. Va bene, annullo, rosso, ragazzo”. Questo episodio evidenzia chiaramente la direttiva del CTA, secondo cui il giudizio dell’arbitro in campo deve prevalere sulle potenziali indicazioni provenienti dalla sala VAR.

