Giochi Olimpici dell’esport sospesi: perché l’iniziativa è stata abbandonata

Il progetto dei Giochi Olimpici dell’esport è stato messo da parte: ecco le motivazioni principali e le implicazioni per il settore dell’esport

Il Comitato promotore ha sospeso la proposta dei Giochi Olimpici dell’esport, segnando una frattura tra il movimento olimpico e l’ecosistema dei videogiochi competitivi. La decisione pone in evidenza divergenze su regolamenti, formati di gara e ruoli decisionali che hanno bloccato ogni percorso di implementazione.

L’iniziativa, concepita come evento internazionale e già discussa con partner stranieri, non ha superato le resistenze organizzative e culturali attorno all’esport, inteso come disciplina che combina competizione professionale e industria dell’intrattenimento. La sospensione apre scenari alternativi per gli operatori del settore, tra una maggiore autonomia delle leghe professionistiche e collaborazioni mirate con istituzioni sportive tradizionali.

La trattativa è proseguita senza intesa, con ripercussioni sulle relazioni tra soggetti istituzionali e attori commerciali. Le parti non hanno concordato una soluzione che coniugasse il modello olimpico e le peculiarità dell’ecosistema esport, caratterizzato da ruoli e dinamiche proprie.

Al centro restano questioni di governance, diritti economici e differenze culturali tra organizzazioni sportive e aziende del settore videoludico.

In particolare, le discordanze riguardano la gestione dei diritti sui media, la proprietà intellettuale e il sistema di regole imposto da editori, squadre e community. Queste divergenze ostacolano l’adozione di un quadro normativo unico e mantengono aperta la ricerca di un modello operativo condiviso.

Perché il progetto è naufragato

Il fallimento del progetto è attribuibile soprattutto a divergenze sul controllo e sulla governance dell’evento. Da una parte sussiste la richiesta del movimento olimpico di applicare il principio di neutralità organizzativa con supervisione centralizzata affidata alle federazioni riconosciute. Dall’altra permangono le prerogative degli editori, titolari dei diritti sui titoli e determinanti nella definizione di format e regolamenti. Questo contrasto ha reso difficile individuare responsabilità legali, finanziarie e regolamentari chiare per una manifestazione di ampia portata. Le divergenze continuano a ostacolare l’adozione di un quadro normativo unitario, e resta aperta la ricerca di un modello operativo condiviso con ulteriori consultazioni tra le parti interessate.

Il dibattito sulla composizione dei giochi rimane centrale per la definizione del progetto. Le parti hanno discusso se privilegiare titoli che replicano discipline fisiche o optare per i videogiochi più seguiti e popolari. La scelta incide su accordi con gli editori, sui modelli di trasmissione e sui criteri di qualificazione, tutti aspetti difficilmente riconducibili al paradigma olimpico tradizionale.

Il ruolo dei paesi partner e la risposta dell’Arabia Saudita

Un accordo iniziale prevedeva la cooperazione con partner continentali e nazionali per l’organizzazione della prima edizione. Dopo il rinvio e i negoziati senza esito, il paese designato ha deciso di procedere autonomamente con un progetto alternativo privo del marchio olimpico. L’iniziativa nazionale dimostra come l’industria esport possa creare eventi di grande richiamo al di fuori delle logiche tradizionali dei cinque cerchi. Resta però aperta la questione di come armonizzare tali eventi con standard internazionali e modelli di governance condivisi.

La scelta di organizzare una competizione indipendente risponde alla volontà di evitare vincoli esterni e procedure complesse. Stati e operatori privati prediligono soluzioni più snelle e controllabili rispetto a formati soggetti a regole internazionali rigide. Il risultato indica una capacità d’investimento autonoma nella scena globale dell’esport e l’emergere di ambizioni nazionali e aziendali parallele.

Conseguenze per il settore

La sospensione del progetto olimpico non frena la crescita degli sport elettronici. Emergono diversi modelli organizzativi: tornei degli editori, circuiti franchising, competizioni nazionali e piattaforme digitali. Per il pubblico ciò si traduce in un’offerta diversificata che spazia dal competitivo professionale a format ibridi di intrattenimento. Per gli operatori significativi sono gli spazi di innovazione commerciale e la possibilità di testare modelli di governance alternativi.

Possibili scenari futuri

Per gli operatori significativi restano centrali gli spazi di innovazione commerciale e la possibilità di testare modelli di governance alternativi. Tra gli sviluppi plausibili vi è la riapertura del confronto istituzionale per definire una formula meno vincolante. Tale formula potrebbe conciliare flessibilità commerciale e standard condivisi di governance, mantenendo separati i ruoli di supervisione e gestione operativa.

Un altro percorso prevede il consolidamento di circuiti paralleli, con eventi di rilievo organizzati direttamente dall’industria, mentre il movimento olimpico concentra le risorse su progetti che richiedono livelli più stringenti di controllo. Infine potrebbero emergere accordi puntuali su singoli titoli o iniziative miste, in cui il marchio e la supervisione olimpica assumono ruoli simbolici o di certificazione, delegando all’industria la gestione commerciale. Lo sviluppo di questi scenari dipenderà dalla capacità delle parti di trovare intese praticabili e dalle scelte regolamentari future.

Cosa resta da osservare

La fase successiva richiede il monitoraggio di due indicatori chiave: gli accordi tra editori e organizzatori e la risposta degli appassionati. La capacità degli stakeholder di trovare compromessi su diritti, regolamenti e format determinerà se i progetti su scala globale potranno ricostruire una strada comune. Nel frattempo, le competizioni indipendenti continueranno a sperimentare nuovi modelli di business e di coinvolgimento del pubblico, dimostrando che l’ecosistema esport conserva una dinamicità propria.

La sospensione del progetto dei Giochi Olimpici dell’esport segnala una fase di ricomposizione delle relazioni tra organismi tradizionali e attori dell’industria digitale. Non si tratta della fine della presenza competitiva degli esport nell’arena internazionale, ma di un periodo di ridefinizione delle regole e dei meccanismi di governance che influenzerà investimenti e format futuri.

Scritto da Max Torriani

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