La storia di Erika Fasana: tra primati e Olimpiadi

Il debutto senior e le prime Olimpiadi, gli infortuni e gli anni d'oro che portano a Rio: la storia di Erika Fasana è costellata da alti e bassi in continua alternanza ma il finale è sicuramente soddisfacente.

L’obiettivo di ogni sportivo dovrebbe sempre essere quello di superare i propri limiti. Se c’è un’atleta nel mondo della ginnastica artistica che è sicuramente riuscita in questa impresa, quella è proprio Erika Fasana. Le due olimpiadi, i difficilissimi elementi presentati al corpo libero per prima in Italia e le innumerevoli finali ottenute in campo internazionale sono solo alcuni degli elementi che caratterizzano la storia di Erika Fasana.

La storia di Erika Fasana

Erika nasce a Como nel Febbraio del 1996 e a soli 4 anni inizia a praticare ginnastica artistica vicino a casa, nella società di Fino Mornasco. Il suo talento viene subito notato e nel 2009 inizia a gareggiare nel campionato di serie A per la società Brixia Brescia, accanto alla campionessa mondiale Vanessa Ferrari. Nello stesso anno, grazie ai strabilianti risultati che otteneva nelle tappe del campionato nazionale, conquista un posto tra le fila della nazionale italiana.

La carriera da junior

Il debutto in nazionale juniores avviene nel 2009 al Trofeo Città di Jesolo, dove la squadra italiana di cui Erika fa parte riesce a vincere il primo posto contro Romania, Gran Bretagna e Brasile. Inoltre, nella classifica individuale Erika guadagna subito il secondo posto, battuta per pochi decimi solo alla compagna Carlotta Ferlito.

Qualche mese dopo, ai campionati nazionali assoluti, Erika (ancora junior) gareggia con le grandi e ottiene la medaglia di argento nell’all-around dietro al suo punto di riferimento e ormai compagna di allenamenti Vanessa Ferrari. Arriva così la convocazione per i Campionati europei di Birmingham, dove la squadra italiana conquista il terzo posto. Erika conclude la finale individuale all-around al sesto posto, davanti a lei alcune tra quelle che saranno le senior russe e rumene più medagliate a livello internazionale negli anni seguenti. Nella finale ad attrezzo a volteggio, inoltre, Erika porta a casa un’altra medaglia di bronzo.

Nel 2011, subisce un infortunio e salta quasi metà stagione. Il rientro in campo internazionale avviene in occasione degli EYOF (European Youth Olympic Festival) dove ottiene l’oro con la squadra, l’argento nell’all-around individuale, l’argento al corpo libero e due bronzi al volteggio e alle parallele. Un ricco bottino per concludere la carriera juniores e prepararsi al debutto in quella delle senior.

Il primo anno da senior e Londra 2012

Il debutto nella categoria senior avviene in occasione del Test Event di Londra, ultima occasione per qualificare la squadra nazionale alle Olimpiadi. Una grande prova di nervi per la prima gara tra le “grandi” che Erika gestisce al meglio aiutando la squadra a vincere la competizione e ottenendo il secondo posto individuale ancora una volta dietro solo a Vanessa Ferrari.

A Maggio del 2012, arriva un’altra importante convocazione: quella per gli Europei di Bruxelles. La squadra grazie a degli ottimi punteggi riesce ad ottenere la medaglia di bronzo, confermando quella vinta da juniores, mentre Erika conquista le finali all-around e quella ad attrezzo per il volteggio dove concluderà rispettivamente con una sesta e una settima posizione.

A Luglio arriva la tanto attesa convocazione per le Olimpiadi di Londra, un grande risultato considerando che per Erika quello era il primissimo anno da senior: sarà infatti per quell’edizione dei giochi l’atleta più giovane dell’intera spedizione del CONI. I punteggi di Erika aiuteranno la nazionale a qualificarsi per la finale e a conquistare il settimo posto a squadre, mentre nell’individuale una caduta alla trave non le consente di superare la trentesima posizione e di classificarsi quindi per la finale all-around individuale. Un solo errore in un’occasione così importante e a quella giovanissima età è nulla in confronto a tutti gli altri ottimi esercizi presentati da Erika sia in qualifica che nella finale di squadra. Il bilancio della prima esperienza olimpica è quindi positivo.

erika londra

Gli infortuni

Nel corso della sua carriera Erika purtroppo subisce diversi infortuni, alcuni non gravi mentre altri la accompagneranno purtroppo per tutta la sua carriera. Al ritorno da Londra, Erika presenta una microfrattura da stress alla tibia, che prova a curare con delle terapie cercando di non incorrere in operazioni. Pronta per i Giochi del Mediterraneo del 2013, però, deve rinunciare alla partecipazione a causa del dolore che si ripropone più forte di prima. Le operazioni alla tibia saranno diverse, ma Erika non perde un giorno di allenamento: si presenta in palestra e lavora alle parallele, dove può non sforzare la gamba e migliorare i suoi esercizi.

Nel 2015, durante i campionati mondiali di Glasgow (qualificanti per le olimpiadi di Rio), Erika subisce un infortunio al gomito durante il riscaldamento per il quale al rientro in Italia verrà operata, ma non rinuncia ad eseguire il volteggio di gara che garantisce il punteggio decisivo per ottenere la qualifica.

Questi infortuni e la tenacia con cui Erika ha risposto ad entrambi sono esempi di come la forza di volontà e la determinazione nel voler raggiungere un obiettivo siano stati fondamentali e protagonisti nella storia di questa ginnasta.

Dagli Europei di Sofia alla seconda olimpiade

Tornata in campo gara dopo l’infortunio alla tibia, nel 2014 Erika sfoggia le sue carte migliori e non lascia più nulla alla concorrenza. Nel campionato nazionale ottiene quasi sempre i migliori punteggi sia nell’all-around che al corpo libero e al volteggio e al prestigioso Trofeo città di Jesolo presenta per la prima volta una difficoltà portata in gara solo da Vanessa Ferrari prima di lei in Italia: lo tsukahara avvitato (doppio salto indietro raccolto con due avvitamenti). Nello stesso anno partecipa sia a Europei che ai Mondiali, ottenendo quasi sempre il pass per le finali all-around e di specialità al corpo libero e al volteggio.

Il 2015 è un anno importante per la carriera di Erika. Partecipa all’American Cup, dove è la prima italiana della storia ad ottenere il terzo posto in quella competizione. Ad Aprile parte per i Campionati Europei di Montpellier dove per pochissimi decimi ottiene due quarti posti sia nella finale all-around che in quella a corpo libero; due medaglie di legno che lasciano l’amaro in bocca ma che nessuno rimpiangeva in quanto in quell’occasione Erika aveva comunque dato spettacolo presentando per prima tra le italiane un’altra difficoltà estrema al corpo libero, il Chusovitina (doppio salto teso con un avvitamento).

Sempre nel 2015, è convocata in squadra per ottenere la qualificazione olimpica ai Mondiali di Glasgow. Nonostante l’infortunio subito al gomito in fase di riscaldamento al volteggio, Erika porta a termine tutti i suoi esercizi in maniera impeccabile e la squadra nazionale termina al quinto posto ottenendo il pass olimpico. A causa del dolore al gomito, Erika rinuncia in quest’occasione alla finale individuale al corpo libero per la quale si era qualificata.

Rio 2016

Ancora influenzata dall’infortunio di pochi mesi prima al gomito e dal continuo dolore alla tibia, Erika gareggia poco nel 2016 per riuscire a dare il meglio di sé ai campionati assoluti di Torino, fondamentali per ottenere la convocazione olimpica. Riesce nel suo intento e viene scelta per far parte della squadra in partenza per Rio de Janeiro.

Erika non competerà nell’all-around per via del gomito che le impedisce di eseguire il volteggio, ma presenterà alla giuria gli esercizi alle parallele, alla trave e al corpo libero. Gli errori di tutta la squadra non consentiranno alla nazionale italiana di partecipare alla finale a squadre ma Erika riuscirà a qualificarsi per la finale ad attrezzo a corpo libero.

Si presenta quindi tra le migliori 8 ginnaste al mondo in quella specialità e svolge il suo esercizio al meglio delle sue possibilità, concludendo la gara con un sesto posto, migliorando ancora il suo punteggio di qualifica.

erika fasana rio

Erika è l’esempio di un’atleta che nonostante tutti gli infortuni, tutte le sfortune e tutti i sacrifici non ha rinunciato al suo sogno e con caparbietà ha tentato di tutto per raggiungerlo. È riuscita due volte in questo intento e siamo sicuri che anche oggi al di fuori della sua carriera da ginnasta, sarà in grado di fare altrettanto.

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