La storia dell’arrampicata sportiva: dall’origine alpina ai giochi olimpici

Una disciplina giovanissima, ma già ricca di momenti di svolta come il riconoscimento a sport olimpico ottenuto per le Olimpiadi di Tokyo 2020: la storia dell'arrampicata sportiva.

La storia dell’arrampicata sportiva è una storia molto giovane. Nonostante affondi le sue radici nella pratica dell’alpinismo (che esiste dal medioevo), è solo dal XX secolo che l’arrampicata viene riconosciuta come pratica a se stante. Consiste in genere nella salita di una parete rocciosa o di un piano artificiale ma non ha sempre avuto le caratteristiche con cui la conosciamo oggi.

La storia dell’arrampicata sportiva

Non si può stabilire con certezza una data precisa che segni gli albori della storia dell’arrampicata sportiva. È possibile affermare che l’uomo abbia iniziato a scalare le vette sin dai primi periodi della civilizzazione per motivi di necessità più che di piacere. Pionieri di questa disciplina sono sicuramente gli alpini che esplorano territori di montagna sconosciuti e in genere poco praticabili, comprese salite costituite da terreni irregolari.

alpini

Uno dei primi alpini che ricordiamo storicamente è il francese Antoine de Ville, che conquistò nel 1492 la vetta del monte Aiguille, supportato ovviamente da corde e scale. Un’altra attestazione d’impresa alpina del passato risale a qualche secolo dopo, circa fine ‘700, quando due francesi risalirono per primi l’ambita punta del Monte Bianco, questa volta senza alcun tipo di ausilio materiale.

Alfred Willis, a metà ‘800, divenne poi la figura emblematica dell’alpinismo e lo rese una pratica seguita con passione da moltissime persone: raggiunse una delle vette delle Alpi Svizzere e scrisse un libro a riguardo.

Per quanto riguarda la pratica della scalata come disciplina separata dalla disciplina alpina, la prima arrampicata di questo tipo è legata al giovane Walter Parry Haskett Smith che nel 1886 scalò il Napes Needle nel Lake District, trasformando l’interesse rivolto alle pratiche alpine in un più mirato interesse alla pratica dell’arrampicata.

La disciplina moderna

La storia dell’arrampicata sportiva moderna è caratterizzata dalle considerazioni del XX secolo di Paul Preuss che considerava la salita la parte più importante delle disciplina e non “l’arrivo” alla vetta. Egli aveva idee piuttosto estremiste, voleva infatti promuovere un’arrampicata completamente spoglia di oggettistica di supporto e morì proprio mentre scalava a mani nude e senza aiuti.

A partire dagli anni ’50 sia in America che in Europa si studiò molto sulle possibili migliorie da apportare a questa disciplina: venne introdotto l’uso del magnesio sulle mani per evitare di scivolare, vennero aperte diverse palestre di arrampicata indoor per fare pratica e percorsi sempre più difficili vennero intrapresi dai climbers.

In Italia la nascita dell’arrampicata come sport è associata alla prima competizione che prese luogo nel 1985 a Bardonecchia, dove i più bravi scalatori italiani si diedero appuntamento per scalare insieme e decretare chi tra loro fosse il migliore. Un solo anno dopo, ad Arco, si tenne una manifestazione chiamata RockMaster che venne seguita da più di 10000 di spettatori e trasmessa in 7 paesi. La Federazione Internazionale (IFSC) nasce nel vicinissimo 2007 con a capo della presidenza l’italiano Marco Scolaris.

rockmaster

Questo sport ha ottenuto il riconoscimento di sport olimpico proprio in occasione delle Olimpiadi di Tokyo 2020 (rimandate al 2021, causa covid); un enorme traguardo per una disciplina giovanissima. L’Italia darà inizio alla tradizione olimpica di questo sport con gli atleti Laura Rogora, Ludovico Fossali e Micheal Piccol Ruaz.

Competizioni e specialità

L’arrampicata sportiva è la disciplina agonistica individuale che prevede la scalata di una parete rocciosa o artificiale. Non è concesso il supporto di oggetti che aiutino nella progressione ed è per questo motivo considerata una disciplina “figlia” dell’arrampicata libera. Sono obbligatorie sempre protezione e corda di sostegno per l’incolumità degli atleti e in genere i percorsi sono dotati di protezioni già fissate nella roccia dove bisogna legarsi man mano che si sale.

Le competizioni si dividono in tre specialità che si differenziano per durata e per punteggi assegnati:

  • Lead: si svolge su una parete alta tra i 15 e i 25 metri, su vie che aumentano di difficoltà progressivamente e che gli atleti devono compiere in maniera consecutiva cercando di arrivare più in alto possibile. Ad ogni presa viene assegnato un punteggio e il punteggio massimo si ottiene se si arriva con due mani alla vetta.
  • Speed: gara di velocità su percorso sempre uguale della lunghezza di 15 metri. Ci si sfida due partecipanti alla volta, tenendo la corda davanti a se. Il percorso è definito dalla Federazione Internazionale e quindi uguale per tutte le competizioni di questa specialità.
  • Boulder: in 4 minuti si deve salire su un percorso di circa 4 metri, svolgendo il minimo numero di movimenti. La difficoltà sta nel partire con mani e piedi su 4 basi obbligate e arrivare alla vetta nel minor numero di passaggi possibile. Si hanno a disposizione più tentativi per farlo.

Le varianti dell’arrampicata sportiva

L’arrampicata sportiva è una delle discipline che compongono l’arrampicata generale. La macrodivisione si fa solitamente tra arrampicata libera e arrampicata artificiale ma sono poi numerose le varianti di questa pratica:

  • Arrampicata libera: il climber affronta la salita a mani nude, sfruttando solo l’equipaggiamento di assicurazione. Gli ancoraggi sono amovibili.
  • Senza assicurazione: tipologia di arrampicata libera che non prevede l’uso di nessuna forma di protezione. Bouldering e free sono esempi di questa pratica.
  • Arrampicata artificiale: salita su roccia o ghiaccio che prevede l’uso di attrezzi o strumenti di aiuto alla progressione.
  • Su ghiaccio: libera o artificiale che si svolge su pareti ghiacciate o su cascate di ghiaccio in inverno.
  • Indoor: praticata su strutture costituite da pannelli sui quali sono montate delle prese e appigli artificiali. Usata sia per allenamenti che per competizioni.

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