La storia dello skateboarding: dai sidewalk della California alle Olimpiadi

Nato come metodo di allenamento alternativo per i surfisti, oggi è una disciplina tra le più amate dei giovanissimi e un vero e proprio stile di vita: la storia dello skateboarding.

Quante volte nei film ambientati in California abbiamo visto sullo sfondo, o come protagonisti, personaggi che sfrecciano per i marciapiedi delle loro città sullo skate? Oggi è un’attività così in voga da sembrarci tanto comune quanto il calcio. La storia dello skateboarding è tuttavia molto recente e incredibilmente affascinante.

La storia dello skateboarding

Lo skateboarding è una disciplina appartenente agli extreme sport e si compone oggi di diverse specialità che si differenziano per pratica e per caratteristiche della tavola usata. Questo sport può essere svolto a partire dalla tenera età, fornendosi di tutte le adeguate precauzioni come ginocchiere e gomitiere e facendosi insegnare le tecniche da un istruttore qualificato. Spesso anche i surfisti o gli sciatori (o chi va in snowboard) usano lo skateboarding come pratica di allenamento fuori dal proprio “campo”.

Una storia giovane

La storia dello skateboarding è molto recente. Nasce in California tra gli anni ’50 e gli anni ’60 dall’idea di un gruppo di surfisti stufi di aspettare che le onde del mare si alzassero sufficientemente per salire sulla tavola. Applicarono sotto a un pezzo di legno due supporti di metallo fissati con dei bulloni ai quali erano attaccate due ruote seguendo lo stesso principio dei pattini a rotelle.

Nasce così il sidewalk surfing ovvero il surfing da marciapiede, praticato appunto da quei ragazzi che non potendo surfare usavano quel primo prototipo di skateboard per scendere i pendii asfaltati delle città californiane.

A partire dal 1959 lo skateboard inizia ad apparire nei negozi di articoli sportivi e la pratica diventa sempre più famosa. Larry Stevenson, in quel periodo bagnino a Venice Beach, contribuì molto ad affinare il prototipo di skateboard che venne poi messo in vendita e organizzò la prima competizione sportiva di skateboarding in California insieme alla sua squadra “Makaha”.

Nel 1975, a causa di un periodo di grande siccità nel territorio californiano le famiglie furono costrette a non usare l’acqua per riempire le proprie piscine e annaffiare i propri giardini. È in questi mesi che un gruppo di ragazzini tra cui i futuri volti dello skateboarding Tony Alva, Jay Adams e Stacy Peralta (i Z-Boys), inizieranno a intrufolarsi nelle proprietà private per usare lo skate sulle superfici curve delle piscine in voga in quegli anni. Nascono così le prime pool create appositamente per fare skate, dove Alan Ollie Gelfand inventa l’ollie (uno dei primissimi trick per alzare la tavola senza l’uso delle mani). Un anno dopo, nel 1976, in Florida aprì il primo skatepark al mondo.

alan ollie gelfand

In Italia

Lo skateboarding in Italia ottiene popolarità e successo a partire dal 1977, a seguito di uno spot televisivo in cui appare. Nel periodo che segue questo spot moltissimi giovani inondano le strade con i loro nuovi skateboard e allo stesso modo in cui si alzano di moltissimo le vendite, si alzano anche gli infortuni e gli incidenti sulle strade. A causa della pericolosità della pratica, Genova (città dal territorio estremamente pendente) fu la prima a bandire e vietare questo sport nella città. Il divieto verrà allargato in tutta Italia nel 1978.

Alla fine degli anni ’90, con l’inaugurazione dell’Elbo Skatepark di Bologna, lo skateboarding ritrova successo e viene riconosciuto dal CONI come sport agonistico. Oggi la federazione in cui rientra questa disciplina è la FISR (Federazione Italiana Sport Rotellistici), che si occupa dell’organizzazione dei campionati italiani. A oggi l’azzurro più promettente a livello mondiale è Ivan Federico.

La tavola

La tavola da skateboard, come già detto, nasce come un semplice pezzo di legno a cui sono attaccate delle ruote metalliche (sul modello dei pattini a rotelle). Ruote di argilla sostituirono ben presto quelle di metallo, ma è a partire dagli anni ’70 che le cose migliorano nettamente per la parte protagonista di questo sport.

All’inizio degli anni ’70 inizia a utilizzarsi un materiale antiscivolo da applicare sopra la tavola e, sempre in questi anni, Frank Nasworthy inizia a studiare il progetto per una ruota in uretano che sostituisse la gomma. Infine, nel 1975, si introducono nella produzione le ruote con i cuscinetti di protezione.

Oggi la tavola è generalmente lunga dai 7 ai 9 pollici con ruote in poliuretano dotate di più elasticità e aderenza. Lunghezze e materiali usati variano in base alla tipologia di specialità che si vuole affrontare. La tavola in se (la parte in legno) è composta di diversi strati di legno d’acero pressati e incollati insieme, in modo da garantire alla tavola robustezza ed elasticità.

Le specialità

Le specialità legate allo skateboarding sono moltissime, alcune a livello competitivo mentre altre anche solo come discipline amatoriali. Le più diffuse sono:

  • Street-skating: uso di scale e ringhiere per compiere evoluzioni.
  • Vertical-skating: su una rampa a forma di mezzo tubo si oscilla da una parte all’altra saltando quando si arriva sul bordo.
  • Pool-skating: chiamato anche “park-skating”, ci si lancia all’interno di una piscina vuota apposita per la disciplina e si compiono acrobazie sia nella discesa che nella risalita.
  • Freestyle: manovre in piano usando lo skateboard in maniera quasi “circense”.
  • Longjump
  • Downhill

Le competizioni di skateboarding fanno parte della storia dagli anni ’60 ma questo sport ha ottenuto il riconoscimento olimpico solo recentemente. L’edizione di Tokyo 2020 (2021) sarà la prima in cui saranno comprese anche le competizioni di skate.

skate pool

I tricks

I tricks sono le acrobazie che si possono effettuare con lo skateboard. In totale ne esistono circa un centinaio e per la maggior parte derivano dal primissimo salto senza uso di mani “Ollie”, che consiste nel saltare mentre la tavola rimane attaccata ai piedi facendo prima pressione sulla coda della tavola e alzandone la punta e facendola tornare parallela al terreno una volta in aria.

Ogni trick prevede 4 possibili posizioni di partenza basate sull’appoggio dei piedi sulla tavola. Inoltre, ad ogni trick si può aggiungere una o più rotazioni del corpo in modo da renderlo ancora più difficile.

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