La crisi del mercato delle bici: come affrontare il caro dei prezzi e i ritardi di consegna?

Da due anni il mercato delle biciclette ha conosciuto cambiamenti importanti che hanno portato ad un vertiginoso aumento dei prezzi e difficoltà nel trovare le biciclette

Da due anni il mercato delle biciclette ha conosciuto cambiamenti importanti che hanno portato ad un vertiginoso aumento dei prezzi e difficoltà nel trovare le biciclette: i tempi di consegna degli ordini in negozio sono passati da poche settimane a diversi mesi e talvolta è impossibile perfino fare previsioni.

In molti si chiedono quanto durerà. Rispondere non è facile, visto che le cause di questa crisi vanno cercate nella peculiare situazione post pandemica, ma molti indizi – non ultimo lo stabilizzarsi dell’inflazione – lasciano pensare che andremo incontro ad un ritocco definitivo dei listini.

Le cause dell’aumento dei prezzi e dei ritardi

Si è parlato molto delle cause di questa crisi e ormai anche chi non è del settore sa che è da imputare ad un mix di fattori, il primo dei quali è la crescita esponenziale della domanda. Quest’ultima era già iniziata nel quinquennio precedente alla pandemia, trainata dal settore eBike, ma è con i con i lockdown del 2020 e con il Bonus Bici promosso dal governo che in Italia c’è stato un boom di richieste, quantificabile in un aumento del 10-12%.

Se da un lato la domanda cresce, dall’altro l’offerta ha subito un rallentamento a seguito della pandemia, quando la ripresa della produzione globale dopo i lockdown generalizzati ha fatto scarseggiare le materie prime e l’approvvigionamento di componenti dai fornitori extra-europei. Non solo è aumentato il prezzo di acciaio, alluminio e carbonio con cui vengono realizzati i telai, ma anche quello di plastica e altri materiali con cui sono prodotti i componenti delle bici (che hanno subito rincari fino al 40-60%), così come i costi logistici (a causa delle difficoltà del settore dovute alle limitazioni imposte dalle norme di contenimento del virus) e perfino quelli energetici, con pesanti ripercussioni sui costi della produzione industriale.

In sintesi, una forte domanda di materie prime e componenti dopo la ripresa post-pandemica, unita ai ritardi nella distribuzione, hanno causato un esaurimento degli stock bloccando la supply chain. In poco tempo le biciclette – richiestissime – sono diventate praticamente introvabili e decisamente più care.

Cosa hanno fatto le case produttrici?

Le strategie delle case produttrici in linea generale hanno mirato a limitare la dipendenza dalle forniture extra-europee di componenti, ad esempio rilocalizzandone la produzione. Alcuni, tra cui la trevigiana Pinarello, hanno affrontato l’emergenza riorganizzando la produzione. In precedenza, la fabbrica si occupava di reperire tutti i componenti a seguito dell’ordine in negozio ma, in una situazione di crisi globale degli approvvigionamenti di componenti, l’intero processo ne risultava rallentato. Il sistema adottato è definito “metodo Toyota” e si differenzia dal metodo produttivo tradizionalmente utilizzato perché mira a ridurre la durata dei tempi produttivi nella sede produttiva italiana con l’assemblamento della bici finita a partire da componenti grezzi già presenti in magazzino.

Cosa possono fare i negozi?

Abbiamo fatto questa domanda a Marco Bindini, titolare del negozio di biciclette Sportissimo, uno dei più importanti rivenditori Pinarello in Italia. Come tante altre realtà del settore, il suo shop online di biciclette e accessori per ciclismo ha dovuto fare i conti con una situazione di difficile gestione.

“Presso Sportissimo la strategia di vendita è stata riorganizzata pensando alle possibili soluzioni per andare incontro alle esigenze dei potenziali clienti, che potrebbero essere spaventati dall’aumento dei prezzi o dalle previsioni di consegna. Riteniamo che di fatto si debba ripensare il mercato della bicicletta abituandosi ad una nuova normalità in cui, innanzitutto, il preordine sia la norma.”

Se prima, infatti, ci si faceva un’idea degli articoli presenti in negozio, si tornava per effettuare l’ordine e poi lo si riceveva in poche settimane, ora non è più così. La nuova strategia di Sportissimo è basata su una attenta programmazione degli ordini e sulla formula del preordine con anticipo del 10%. Il cliente individua la bici di suo gradimento tra una selezione di articoli già preordinati dal rivenditore, paga una parte e si assicura la bici prescelta quando verrà consegnata. “Anticipando il più possibile il mercato col preordine degli articoli giusti riusciamo a ridurre almeno in parte le previsioni di consegna”, ci spiega Marco.

In secondo luogo, Sportissimo ha potenziato l’offerta di finanziamenti per l’acquisto delle biciclette. “Si tratta di finanziamenti a tasso 0 o di finanziamenti su misura: una formula che prima era poco diffusa, soprattutto in un segmento di fascia medio alta come il nostro, ma che oggi più che mai ha preso piede per ovviare alla crisi dei prezzi. Ormai comprare la bici a rate è considerato normale e permette di supportare le vendite in un momento in cui il prezzo potrebbe scoraggiare l’acquisto in un’unica soluzione.”

Un piccolo esempio: sullo shop online di Sportissimo si può acquistare la e-bike gravel Nytro Grinta, uno dei modelli Pinarello più apprezzati dai ciclisti, con meno di 200€ al mese in 20 rate a tasso zero. Chi vuole allungare la durata del finanziamento può scegliere anche una formula su misura, senza rinunciare alla bici dei suoi sogni.

Tutto il mondo della bici si augura che le tempistiche di produzione possano presto tornare alla normalità, ma se davvero dovremo abituarci ad un aumento definitivo dei prezzi, queste strategie adottate dai rivenditori potranno rappresentare un aiuto per il settore sul lungo periodo.

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