La storia di Enrico Chiesa: da Pontedecimo alla gloria azzurra

Un'analisi della storia di Enrico Chiesa: gli esordi nella sua Genova, i primi trofei a Parma e con la Fiorentina prima del grave infortunio, la Nazionale azzurra, la fine della carriera e l'eredità lasciata a Federico.

«Un incrocio tra Gigi Riva e Paolo Rossi» le parole di Fabio Capello su Enrico Chiesa. Originario del comune di Mignanego, nasce a Genova il 29 dicembre 1970. Ma la storia di Enrico Chiesa calciatore inizia tra le fila del Pontedecimo, per poi passare alle giovanili della Sampdoria.

La storia di Enrico Chiesa

Il rapporto con i blucerchiati è un continuo perdersi per ritrovarsi. Dal 1987 al 1996, Enrico Chiesa vola in prestito al Teramo e al Chieti, poi il ritorno a Genova nella stagione ’92-’93 e altri due nuovi prestiti, al Modena e alla Cremonese che, finalmente, gli valgono la titolarità blucerchiata nel 1995. Anche grazie a Roberto Mancini – ottimo assistman – conclude la stagione con la Sampdoria con 22 reti in 27 partite.

La cessione al Parma

A fine stagione passa al Parma per 25 miliardi di lire. Qui, Chiesa, affianca l’argentino Hernan Crespo andando a formare una coppia d’attacco molto invidiabile. Resta in Emilia fino al 1999, aggiungendo i primi trofei al suo palmarès. Con i ducali, infatti, il talento di Mignanego vince – nella stagione 19998-99 – la Coppa Italia e la Coppa UEFA, segnando una rete nella finale contro il Marsiglia.

enrico chiesa parma

Firenze e poi lo stop

Nel 1999 è costretto a dire addio al Parma e si accasa alla Fiorentina che paga il suo cartellino 30 miliardi di lire. Durante la prima stagione a Firenze, Enrico Chiesa non riesce ad esprimere tutto il suo talento, complice anche una disposizione tattica in campo a lui poco adatta. Chiude infatti la stagione 1999-2000 con sole 7 reti. Il secondo anno con la viola sembra iniziare ricalcando perfettamente le orme del primo, Però, in seguito ad un avvio “diesel”, l’attaccante genovese riesca a concludere la stagione con 22 reti in 30 match disputati e facendo pesare meno la cessione di Gabriel Batistuta, bandiera viola delle 9 stagioni precedenti. Nella stagione 2000-2001, arricchisce la sua bacheca con la vittoria della Coppa Italia.

La conquista della Nazionale

Nel 1996 debutta con gol con la maglia della Nazionale in un’amichevole contro il Belgio. Chiesa conquista la convocazione di Arrigo Sacchi per il campionato d’Europa 1996 in Inghilterra in cui, però, l’Italia non riesce a superare la fase a gironi. Sotto la guida di Cesare Maldini parteciperà, seppur per due sole partite, anche al campionato Mondiale di Francia ’98. Sempre nel 1998 viene convocato da Dino Zoff per disputare gli incontri di qualificazione agli Europei di Belgio-Olanda 2000. L’Italia si qualifica, ma Enrico Chiesa chiuderà la sua esperienza in azzurro senza prendere parte alla fase finale del torneo. Chiude la sua carriera in Nazionale con 7 reti in 17 presenze.

L’infortunio e l’arrivo nella capitale

La stagione successiva sembra iniziare nel migliore dei modi per Chiesa, il quale mette a segno 5 reti in altrettante partite. La tegola colpisce l’attaccante – e la Fiorentina – il 30 settembre 2001. Durante la partita contro il Venezia, Enrico Chiesa si rompe il tendine rotuleo del ginocchio sinistro, mettendo a rischio la sua carriera. Il grave infortunio lo allontana dai campi di gioco per quasi un anno.

Il 18 settembre 2002 Chiesa scende di nuovo in campo dopo il lungo stop, la squadra per cui gioca però è cambiata. La Fiorentina è retrocessa in Serie B e – successivamente – declassata in C2 per dichiarato fallimento, intanto il talento genovese è approdato nella capitale, sponda biancoceleste. Nella Lazio, allenata dal suo vecchio compagno di squadra doriano Roberto Mancini, trascorre un solo anno (di convalescenza, praticamente). Tra le fila dell’aquila colleziona 12 presente condite da 2 gol.

Il ritorno in Toscana

Nell’estate 2003 Chiesa torna in Toscana come uomo di punta della neopromossa Siena. Disputa cinque stagioni tra le fila dei bianconeri, le prime tre concluse in doppia cifra di reti prima di entrare – inevitabilmente – in parabola discendente.

L’addio al calcio giocato

Annuncia l’addio al Siena – e alla Serie A – nel 2008, firmando un biennale con il Valdarno, un club in Seconda divisione Lega Pro (l’attuale C2). All’età di 39 anni si rompe nuovamente il tendine rotuleo, questa volta del ginocchio destro. L’infortunio mette la parola fine alla storia da calciatore di Enrico Chiesa.

Carriera da allenatore

Dopo aver conquistato il patentino da allenatore a Coverciano, Chiesa si vede costretto a declinare la prima panchina propostagli. Il Figline, infatti, cerca il genovese nel 2010-2011 prima di dichiarare fallimento. Enrico Chiesa è quindi costretto ad aspettare il 2013 per potersi sedere sulla panchina della primavera della Sampdoria. Allenerà i giovani blucerchiati fino al 2015.

Federico Chiesa: un degno erede

Ovviamente noi tutti conosciamo il Chiesa che sta tuttora calcando i campi da gioco: Federico Chiesa. Il primogenito di Enrico è infatti uno dei talenti cristallini del panorama attuale (e, si spera, futuro) italiano. Inevitabile il paragone padre e figlio per quantificare e classificare le due carriere. La sensazione è che Federico abbia la possibilità di incidere e di farsi ricordare più di quanto abbia fatto il papà Enrico. Basti pensare che il giovane Chiesa è entrato nel giro della Nazionale all’età di 19 anni, mentre Enrico ha dovuto aspettare di spegnere la 26esima candelina. Seppur Federico Chiesa abbia dei tratti e delle fattezze calcistiche che ricordano, per certi versi, le caratteristiche tecniche di Enrico, è abbastanza evidente che tra i due ci sia qualche piccola differenza. Enrico Chiesa, nel calcio di allora, era una seconda punta perfetta, ma, trasportato nel calcio moderno in cui gioca il figlio Federico, sarebbe – senza ombra di dubbio – una prima punta letale.

enrico e federico chiesa

Enrico Chiesa oggi

Cinquant’anni sono tanti. Non sono pochi. Sono a metà“. Queste le parole di Enrico Chiesa all’ultima intervista rilasciata a Rai Sport. L’ex calciatore e allenatore, che il 29 dicembre ha spento 50 candeline, ha augurato all’Italia – e al mondo intero – di poter tornare presto alla normalità e di potersi lasciare alle spalle questa pandemia di coronavirus.

Non è mancata qualche parola amara al classe ’70 genovese, che ha dichiarato di avere un unico rimpianto nella sua carriera calcistica: l’infortunio a Firenze, avvenuto all’apice della sua parabola ascendente. Un pensiero speciale, Enrico, lo rivolge a Gigi Simoni, mancato durante questo strano 2020.

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