Gianluca Vialli, il discorso prima della finale è da brividi: le parole

Gianluca Vialli, due giorni prima della finale, ha fatto un discorso emozionante a tutta la Nazionale usando le parole del Presidente Roosevelt.

Il grande successo dell’Italia agli Europei è stato determinato anche da Gianluca Vialli, capo delegazione degli Azzurri. In questa avventura ha avuto più di un ruolo: da sempre un fratello per Mancini, lo è stato per tutti i calciatori, si è allenato con loro, ha dato dei consigli importanti ed è stato apprezzato da tutti.

Il discorso di Gianluca Vialli

Nel documentario “Sogno Azzurro” si vede Vialli che non guarda i calci di rigore durante la finale, ma è di spalle e non vede né il tiro di Jorginho né quello di Saka. Si vede Vialli, prima della gara d’esordio con la Turchia, parlare e spronare i ragazzi prima di Mancini. Lo si vede mentre si allena con tutti i calciatori e pure mentre festeggia il suo compleanno.

La parte più emozionante però, è quando Gianluca legge a tutto il gruppo, a due giorni dalla finale, un discorso bellissimo. Usando le parole del Presidente americano Roosevelt, Vialli arriva all’anima dei calciatori che, due giorni dopo queste toccanti parole, vincono la finale degli Europei battendo l’Inghilterra ai rigori.

Non è colui che critica a contare, né colui che indica quando gli altri inciampano o che commenta come una certa azione si sarebbe dovuta compiere meglio. L’onore spetta all’uomo nell’arena. L’uomo il cui viso è segnato dalla polvere, dal sudore e dal sangue. L’uomo che lotta con coraggio, che sbaglia ripetutamente, sapendo che non c’è impresa degna di questo nome che sia priva di errori e mancanze. L’uomo che dedica tutto se stesso al raggiungimento di un obiettivo, che sa entusiasmarsi e impegnarsi fino in fondo e che si spende per una causa giusta. L’uomo che, quando le cose vanno bene, conosce finalmente il trionfo delle grandi conquiste e che, quando le cose vanno male, cade sapendo di aver osato. Quest’uomo non avrà mai un posto accanto a quelle anime mediocri che non conoscono né la vittoria, né la sconfitta.

Scritto da Paola Barletta
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