Chi è Draymond Green, il cuore dei Golden State Warriors

Entrato in NBA in sordina, Draymond Green si rende protagonista "silenzioso" dei titoli Warriors, entrando a pieno nel sistema della squadra.

Draymond Green è l’anima e il cuore dei Golden State Warriors, il collante nei tempi d’oro e il guerriero degli anni difficili. Dalla stagione 2014-15 a quella 2018-2019, i Golden State Warriors sono stati campioni NBA per tre volte in cinque stagioni.

Nella squadra di Steph Curry e Klay Thompson, ai quali poi si aggiunse Kevin Durant, non è mai stato facile e spontaneo parlare del giocatore che, agli occhi dei media, ha meritato meno spazio narrativo. Draymond Green, infatti, è l’uomo che tira peggio, quello più “brutto” da vedere, quello che “fa tanta legna” e lavora sporco, quello che chiacchiera, quello antipatico. Eppure, è proprio quando manca che si capisce l’importanza di Draymond Green.

Chi è Draymond Green

Nato a Saginaw il 4 marzo 1990, Draymond inizia la sua carriera cestistica nel 2004, presso la Saginaw High School. Entrato alla Michigan State University, comincia la sua parentesi collegiale nel 2008 con gli Spartans. Rimane per quattro anni con i Michigan State Spartans, prima di rendersi eleggibile al Draft NBA 2012 dove viene scelto con la 35esima chiamata. Dopo i primi due anni in panchina, conquista la titolarità nella stagione 2014-2015 per mano di coach Steve Kerr.

draymond green spartans

I risultati sono e Draymond diventa uno dei cestisti ad aver realizzato nella storia della NBA un 5×5, mettendo a referto 24 punti, 11 rimbalzi, 8 assist, 5 palle rubate e 5 stoppate. Green e gli Warriors vincono l’anello alla prima stagione di Kerr in panchina alle Finals contro i Cleveland Cavaliers di LeBron James. In seguito, la squadra di San Francisco perse le Finals successive, ma si rivendicò l’anno seguente (2016-17), facendo tre su quattro nel 2017-2018.

Il gioco di Draymond Green

Ma, se l’impatto di Green nella metà campo offensiva è decisamente sottovalutato, quello nella metà campo difensiva lo catapulta nell’olimpo dei migliori difensori NBA. A testimoniarlo non c’è solo il premio di difensore dell’anno vinto nella stagione 2016-2017, ma anche il fatto che Draymond ha una visione e una consapevolezza di gioco fuori dal comune. L’ala degli Warriors, infatti, è in grado di capire cosa sta per succedere in anticipo rispetto a tutti gli altri giocatori in campo. Forte di questo, Green ha fatto della sua versatilità il suo punto di forza, diventando un temibile difensore per playmaker e lunghi.

L’ennesima dimostrazione dell’intelligenza e importanza tattica di Draymond Green nel sistema Warriors arriva nella stagione 2019-20 (più l’inizio della 20-21). Senza Green e Thompson, infortunati, Golden State segna poco ed è costretta a far rifiatare uno Steph Curry ormai allo stremo delle forze. Quando torna Draymond, nel gennaio 2021, in appena 65 minuti è il secondo miglior assist-man degli Warriors (dopo Curry), segnando solo 6 e 2 punti nelle prime due partite. Il bello è che Golden State queste due partite le ha vinte, perché quando si tratta di lottare per risalire, Draymond Green è in prima fila.

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