Quando il calcio incontra il razzismo: il caso Koulibaly

Gli insulti rivolti a Koulibaly nel corso dell'ultima giornata di Serie A sono la riprova della diffusione del razzismo nel mondo del calcio italiano.

In occasione di Fiorentina-Napoli (1-2) di domenica 3 ottobre, Koulibaly, Osimhen e Anguissa sono stati inondati da fischi e insulti razzisti. Non si è fatta aspettare, la risposta social del difensore, che in un post pieno di indignazione ha denunciato quanto accaduto.

Il dilagare del razzismo nel mondo del calcio

Non sono passati nemmeno tre mesi da quando, in occasione degli Europei di Calcio 2020, decine e decine di calciatori presero l’iniziativa di inginocchiarsi prima del fischio d’inizio degli incontri per esprimere la loro solidarietà al movimento Black Lives Matter. Da un certo punto di vista, tuttavia, sembra passato un secolo.

Sì, perché mai come quest’anno sui campi di Serie A si sta assistendo al preoccupante dilagare del fenomeno del razzismo.

Molteplici, da questo punto di vista, le offese e gli insulti indirizzati a ben più di un calciatore, dal neo milanista Bakayoko fino al difensore del Napoli Koulibaly.

La denuncia di Koulibaly

Proprio quest’ultimo, protagonista di un straordinario avvio di stagione con il Napoli attuale capolista della Serie A tim, ha lamentato quanto accaduto nel corso dell’ultimo weekend di campionato. Affidando tutta la propria indignazione a un post al vetriolo su Instagram, il difensore azzurro ha preso posizione in merito a quanto successo durante Fiorentina-Napoli.

Questa, nello specifico, la description del post apparso sul suo profilo ufficiale stamattina, lunedì 4 ottobre:

“Scimmia di merda”

“Putain de singe”

“Fucking monkey”

Mi hanno chiamato così.

Questi soggetti non c’entrano con lo sport.

Vanno identificati e tenuti fuori dagli stadi: per sempre.

I virgolettati in questione – riproposti da Koulibaly in italiano, francese e inglese – riportano le esatte parole che un gruppo di tifosi viola ha osato rivolgere al difensore del Napoli in più di un’occasione. Ciononostante, se il mondo del calcio è d’accordo nel denunciare la gravità della cosa, non sempre vengono prese le adeguate contromisure. Il trend, tuttavia, fa ben sperare, specialmente dopo quanto accaduto in seguito a Juventus-Milan. Il fan reo di aver rivolto insulti razzisti ad alcuni giocatori del Milan è stato infatti individuato e, possiamo starne certi, gli organi competenti non mancheranno di bandirlo dagli stadi per sempre.

Fino a quando durerà tutto questo?

Ci sono idee destinate a cambiare il mondo. Idee che, per quanto semplici possano apparire, trasformano intere esistenze. Poi, all’altro estremo dell’intelligenza umana, c’è il razzismo. Il fatto che ancora oggi, alle porte del 2022, ci siano individui che deridano, offendano e minaccino altre persone sulla base del loro colore della pelle o del loro paese d’origine fa certamente rabbrividire. La questione, tuttavia, è quanto mai complessa, così come testimonia il fatto che il fenomeno del razzismo continui a presentarsi con una certa costanza.

In Serie A, purtroppo per noi, il ricorso a insulti di natura razzista è quasi una regola. In appena sette giornate di campionato, i casi di razzismo hanno già superato la decina. E per un responsabile individuato e correttamente punito, ci sono centinai di facinorosi che continuano a popolare gli stadi d’Italia. Alla Polizia, il compito di riconoscerne le teste (vuote).

Leggi anche: Cos’è Champions for Change: l’iniziativa che si propone di cambiare lo sport

Scritto da Andrea Crenna
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