Chi è Sofia Bekatorou: la velista greca vittima di abusi

Dopo lo scandalo legato agli abusi del fisioterapista della nazionale di ginnastica artistica americana, un altro caso di violenze nel mondo dello sport vede protagonista la velista Sofia Bekatorou.

Nel mondo dello sport purtroppo capita che non sia tutto come ci appare da fuori. Troppo spesso si scopre di tecnici che abusano del loro “potere” segnando irreparabilmente la psiche dei loro atleti; succede anche che a volte gli abusi non siano solo mentali ma fisici e che provengano dalle massime dirigenze sportive con cui in questo caso le atlete trattano.

È questa sfortunatamente la storia della campionessa olimpica Sofia Bekatorou: ecco chi è e la vicenda in cui è stata coinvolta.

Chi è la velista Sofia Bekatorou

Sofia Bekatorou nasce ad Atene nel 1977. L’atleta ha dedicato la sua vita allo sport della vela e conta due medaglie olimpiche nel suo palmares. Ad Atene 2004 vince l’oro in coppia con la sua compagna Emilia Tsoulfa mentre a Pechino 2008, nonostante un grave infortunio alla schiena dal quale era reduce, riesce a ottenere la medaglia di bronzo in una delle specialità individuali.

La velista ha partecipato in totale a 4 Olimpiadi nella sua carriera, l’ultima è stata quella di Rio de Janeiro dove ha conquistato anche un altro primato: è stata la prima portabandiera donna per lo stato greco.

sofia atene

Il caso

Oltre che per i suoi successi sportivi, Sofia è stata in questi giorni al centro dell’attenzione sia in Grecia che nel resto del mondo per aver denunciato un abuso subito da un dirigente della federazione sportiva nazionale quando l’atleta aveva solo 21 anni.

Pochi giorni fa (il 20 Gennaio) Sofia, invitata a una conferenza online organizzata dal ministero dello sport greco per parlare della sua esperienza agonistica e di come andrebbero protetti gli atleti, ha confessato di aver subito una violenza sessuale da parte di una delle massime personalità della federazione sportiva greca.

La velista, senza fare alcun nome, ha raccontato la vicenda: era il 1998 quando, in preparazione per i giochi olimpici di Sidney, fu invitata nella stanza d’albergo di uno dei dirigenti di federazione con la scusa di discutere l’organizzazione della trasferta a cinque cerchi. L’atleta racconta che l’uomo prima ha cercato di convincerla con parole dolci, per poi passare a una vera e propria violenza quando ha notato il rifiuto da parte della vittima.

Ha detto che si sarebbe fermato se non avessi voluto ma non l’ha fatto, qualsiasi cosa gli dicessi. Quando ha finito, mentre io piangevo e mi vergognavo, ha lasciato la stanza.

Il supporto

La dichiarazione della velista ha scosso il mondo sportivo, seppur non sia certo la prima volta che si viene a conoscenza di una storia simile. La motivazione per la quale Sofia non ha raccontato nulla fino a questo momento, è la stessa per cui nemmeno tutte le atlete che sono state vittime di violenze non hanno denunciato: la paura che una denuncia del genere potesse compromettere il sogno olimpico per la quale lavorava duramente da una vita.

Sofia afferma che il suo non è stato un problema personale bensì uno schema che si ripete troppo frequentemente nel mondo femminile a causa degli abusi di potere maschili, che si manifestano in ogni ambito sociale e/o lavorativo. Il Presidente della Repubblica, Katerina Sakellaropoulou, ha ringraziato la velista per aver rivelato questa sua esperienza, smascherando quanto vile possa essere un uomo troppo pieno di sè. Ha dichiarato che:

Spero che la sua coraggiosa rivelazione possa soffiare via ogni ipocrisia e ogni tentativo di coprire queste violenze. È arrivato il momento di porre fine al senso di colpa delle vittime e all’impunità di questi predatori.

Anche il Primo Ministro e il Ministro dello Sport della Grecia si sono dichiarati a favore dell’atleta e hanno dichiarato di essere determinati nel “fare pulizia nel settore sportivo”.

sofia e presidente

Le conseguenze della denuncia

A seguito delle dichiarazioni di Sofia, in pochissimi giorni già molte altre atlete si sono unite al coro denunciando lo stesso tipo di abuso: la velista Marina Psychogyiou, la nuotatrice Rabea Iatridou e la campionessa di salto in alto Niki Bakogianni per nominarne alcune. Ci si chiede se questo sia solo l’inizio di un altro movimento come quello nato in America a seguito delle denunce al fisioterapista della nazionale di ginnastica artistica Larry Nassar (#MeToo).

Intanto i primi provvedimenti sono stati presi dalla Hellenic Sailing Federation che ha allontanato il vicepresidente Aristides Adamopoulos, considerato il colpevole della violenza. Egli ha dichiarato di essersi dimesso solo per evitare la “brutta pubblicità” che si sarebbe accostata con il suo nome alla federazione, per via della pressione mediatica che si sta scatenando in questi giorni.

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